La conservazione delle aree marine è un passaggio importantissimo per la mitigazione del cambiamento climatico, che può contribuire al sequestro del carbonio e promuovere l’adattamento ecologico e sociale alle alterazioni delle temperature. Questi sono, in estrema sintesi, i risultati di uno studio condotto dagli scienziati del National Center for Scientific Research, presso l’Università di Parigi e pubblicato sulla rivista One Earth.
Il team, guidato da Joachim Claudet, ha esaminato il ruolo e la funzione delle aree marine protette nella preservazione delle piante e degli animali. “L’istituzione di aree marine protette – afferma Claudet – rappresenta una strategia sempre più comune per promuovere soluzioni basate sulla salute degli oceani, ma le evidenze scientifiche a sostegno della loro efficacia restano poche e frammentarie”.
Il gruppo di ricerca ha esaminato 22.403 pubblicazioni relative a 241 aree marine protette. Gli autori hanno scoperto che il sequestro del carbonio nelle aree marine protette è aumentato significativamente, specialmente nelle aree in cui erano presenti fanerogame e mangrovie e nelle zone in cui era vietata la pesta a strascico. “Allo stesso tempo – continuano gli studiosi – le aree marine protette risultavano più biodiverse, con una maggiore ricchezza di specie e associate a benefici anche per l’uomo. Le aree marine protette avevano una maggiore sicurezza alimentare. Nelle zone che abbiamo considerato, bassi livelli di protezione non hanno generato benefici, mentre l’aumento della ricchezza di specie e del reddito dei pescatori si verificava solo nelle aree completamente protette, dove le attività di pesca sono vietate”.


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