Archeologia: ritrovata nel Mediterraneo una nave romana di 2000 anni

Il Mediterraneo rivela nuovi tesori archeologici: scoperta una nave romana di 2000 anni a una profondità di soli due metri, a Zara

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Nave romana ritrovata nei pressi di Zara. Il Mediterraneo continua a rivelarsi un prezioso scrigni per tesori che arrivano dal lontano passato. Sono ormai innumerevoli le scoperte che negli anni si sono succedute nelle sue acque. Spesso si è trattato di inedite meraviglie archeologiche scovate quasi per caso. Tra queste, quella fatta nel mare di Sukošan, a soli due metri di profondità, dove gli archeologi hanno scoperto la nave romana di oltre duemila anni.

A confermare il ritrovamento, venerdì 4 novembre, il direttore del Centro Internazionale di Archeologia Subacquea di Zara Mladen Pešić. “L’antico porto di Barbir vicino a Sukošan è stato scoperto nel 1973 e per molto tempo è stato documentato solo superficialmente“. E’ quanto spiegato da Pešić, capo della ricerca. “Il tutto grazie alle ricerche dell’archeologo Boris Ilakovec. Solo nel 2017 in quell’area sono iniziati nuovi e più seri lavori, parallelamente alle ricerche della villa romana sulla terraferma”, precisa. La villa era in “gran parte distrutta a causa delle moderne costruzioni. Fortunatamente, una parte del sito sottomarino è ben conservata“.

nave romana zara

Le condizioni della nave romana

L’imbarcazione è ricoperta di sabbia, è larga circa tre metri e finora sono stati scoperti nove metri della sua lunghezza. A parte alcune parti mangiate da parassiti, insetti e vermi, il resto della nave è in buone condizioni. Si è mantenuta grazie al fatto che il legno è stato conservato nella sabbia per due millenni.

Il Centro Internazionale di Archeologia Subacquea di Zara collabora con l’Istituto Archeologico Tedesco. Allo studio hanno partecipato anche altri partner come Oxford, l’Università di Zara, il Museo Archeologico. “Per prima cosa abbiamo studiato la struttura del porto romano, che è stato costruito in due fasi. La prima risale al I secolo d.C. quando il porto era più piccolo. Ciò è dimostrato da numerosi ritrovamenti di vasi e anfore in ceramica, lampade a olio e frammenti di vetro giunti a Sukošan tramite collegamenti commerciali marittimi dall’area dell’odierna Grecia, Turchia, Medio Oriente e Italia“, rivela.

Una grande espansione avvenne verso la metà del IV secolo. L’esistenza di un commercio intensivo è provata anche dai risultati delle indagini dell’area del Nord Africa. Tra i reperti di quel periodo, una trentina di monete di bronzo coniate al tempo degli imperatori Costantino II, Costante e Costanzo II. I ricercatori le hanno trovate in uno strato a 150 cm sotto il livello del fondale marino odierno.

Abbiamo trovato un pezzo di legno, una tavola con un chiodo di metallo, che ci ha particolarmente incuriosito. Speravamo che potesse esserci una nave con quella tavola. Siamo rimasti particolarmente incuriositi. Ecco perché abbiamo aperto le prime quattro piazze l’anno scorso e abbiamo iniziato a fare ricerche. E infatti lì c’era una nave romana che abbiamo datato alla fine del I, o all’inizio del II secolo. Quest’anno la ricerca è proseguita, sempre in collaborazione con l’Istituto Archeologico Tedesco e l’Università di Zara“, afferma Pešić.

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Le prossime indagini

Con questa ricerca, aggiunge l’esperto, i ricercatori sono riusciti a raggiungere metà della nave. Ogni elemento viene contrassegnato, fotografato e, in base a quello, realizzeranno in seguito dei disegni. A differenza della maggior parte delle navi antiche che si deformano in fondo al mare dopo essere affondate, questa è riuscita a mantenere la sua forma. “L’intero guscio è stato preservato ed è una grande specialità. Abbiamo inviato campioni di tutti gli elementi in legno in Francia per l’analisi e determinando il materiale si saprà se si tratta di una produzione locale o di altre regioni. Perché nel porto sono già stati ritrovati molti materiali provenienti dall’intero Mediterraneo“.

Pešić ha annunciato che il ritrovamento della seconda metà della nave seguirà nella nuova fase della ricerca il prossimo anno. Fino ad allora, il sito sarà protetto da strati di sabbia, geotessile e pietra. Per Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, si tratta di uno dei ritrovamenti più importanti degli ultimi mesi nel Mediterraneo.