Cop15: a rischio l’accordo sulla biodiversità

Si rischia il fallimento alla Cop15: il nodo da sciogliere è quello dei finanziamenti a tutela della biodiversità nei Paesi del Sud del mondo
MeteoWeb

Mancano pochi giorni alla chiusura della conferenza Onu sulla biodiversità, la Cop15, ma le trattative sono ancora in alto mare per arrivare entro lunedì 19 a un accordo mondiale decennale tra 196 Paesi per salvaguardare la natura e le risorse indispensabili alla sopravvivenza dell’umanità. “Ci sono molti punti sui quali non siamo ancora d’accordo nel momento in cui parliamo”, ha riferito in conferenza stampa Christophe Bechu, Ministro per la Transizione ecologica e la Coesione territoriale che guida la delegazione francese alla Cop15 di Montreal, in Canada, in corso dal 7 dicembre.  

Non posso dirlo diversamente, siamo bloccati, sui finanziamenti e sulle ambizioni. I negoziatori hanno lasciato ai Ministri una montagna da scalare nei prossimi giorni“, ha commentato Marco Lambertini, direttore generale del WWF International.  

Sulla scia di quanto successo il mese scorso in Egitto, alla Cop27 di Sharm el-Sheikh sui cambiamenti climatici, i Paesi meno sviluppati, spesso serbatoi di biodiversità, chiedono a quelli sviluppati di fornire loro l’aiuto finanziario necessario per l’attuazione delle misure proposte a Montreal. Il nodo da sciogliere è quindi quello dei finanziamenti a tutela della biodiversità nei Paesi del Sud del mondo. Una ‘Coalizione del Sud’ ha chiesto almeno 100 miliardi di dollari l’anno per la biodiversità, tanto quanto per il clima, e 700 miliardi di dollari l’anno entro il 2030. Alcuni Paesi vogliono istituire un fondo dedicato alla biodiversità, proposta osteggiata dai Paesi ricchi, che preferiscono migliorare i canali esistenti, in particolare le banche pubbliche di sviluppo.  

L’Unione europea, che alla Cop15 porta avanti i negoziati a nome di tutti gli Stati membri, è ferma sulla sua posizione: utilizzare i fondi esistenti piuttosto che creare un nuovo meccanismo e compiere progressi paralleli per il raggiungimento degli obiettivi del quadro globale. Secondo Bechu non basta trovare un accordo sui finanziamenti e stabilire una somma, per quanto sia cruciale arrivare ad un accordo vincolante in termini di impegni – anche numerici – sui pesticidi, le zone protette e l’agroecologia.  

In termini di numeri, l’esponente governativo francese ha detto che per la tutela della biodiversità, la Francia spenderà un miliardo di euro l’anno entro il 2025, lo stesso impegno della Germania in rapporto alla popolazione e al Pil nazionale, deplorando che molti altri Paesi non facciano lo stesso. Al momento solo 11 nazioni si sono impegnate a versare aiuti dedicati alla biodiversità – per un totale di 10 miliardi – ovvero Australia, Canada, Francia, Germania, Giappone, Paesi Bassi, Norvegia, Spagna, Regno Unito, Stati Uniti e Unione europea – mentre Cina e altri Stati importanti sono del tutto assenti.  

Sulla questione cruciale dei pesticidi, l’Ue fatica a ridurre l’uso di questi prodotti sul continente, ma chiede una riduzione del 50% su scala globale. “Questo è davvero uno dei temi su cui siamo più isolati. Abbiamo pochi alleati pronti ad impegnarsi in modo preciso e quantificato”, ha riconosciuto Bechu.  

La Cop15 dovrebbe concretizzare un accordo su una ventina di obiettivi, il principale dei quali mira a proteggere il 30% delle aree terrestri e marine del mondo, prevenire o ridurre del 50% il tasso di introduzione di specie aliene invasive, ridurre di almeno la metà i nutrienti persi nell’ambiente, i pesticidi di almeno due terzi ed eliminare gli scarichi di rifiuti di plastica. Altri accordi da firmare prevedono il ripristino degli ambienti naturali, la lotta contro le specie invasive o le condizioni per una pesca e un’agricoltura sostenibili.  

Condividi