Spazio: la corsa alla Luna e la caccia alle sue risorse

L’obiettivo della nuova corsa alla Luna è quello di restarci, creando una base lunare e una struttura orbitante intorno al satellite: per farlo, servirà sfruttare le risorse in situ

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La missione Artemis 1 della NASA, che sta per fare il suo ritorno sulla Terra, ha segnato un passo importante verso l’ambizione di riportare l’uomo – insieme alla prima donna – sulla Luna, 50 anni dopo l’ultima volta.  

Questa volta, però, il contesto è completamente diverso. Nel 1969, la corsa alla Luna era principalmente una sfida geopolitica: dopo che i sovietici erano stati i primi a mandare un uomo nello spazio, gli Stati Uniti avevano deciso che sarebbero stati loro i primi a portare l’uomo sulla Luna. Adesso, l’obiettivo non è andare sulla Luna ma quello di restarci, creando una base lunare e una struttura orbitante intorno al satellite, che faranno da trampolino di lancio verso un obiettivo ancora più ambizioso: Marte.  

Sfruttare le risorse della Luna 

Ma la creazione di una base lunare ha tra i prerequisiti fondamentali la capacità di sfruttare le risorse in situ. Per prima cosa, bisognerà trovare l’acqua, considerando che è praticamente impossibile pensare di poterla trasportare sulla Luna. Bisognerà, quindi, trovare metodi per estrarla dalle riserve presenti in forma di ghiaccio. Servirà agli astronauti per avere acqua potabile, ma anche per produrre l’ossigeno per rendere abitabili le basi lunari e l’idrogeno che in futuro potrebbe servire ad alimentare i razzi diretti verso Marte. 

Si cercheranno, inoltre, materiali rari, tra cui un misterioso minerale riportato sulla Terra nel 2020 dalla missione cinese Chang’e-5 e contenente fosfato ed elio-3. Il primo è un nutriente importantissimo per le piante che potrebbe essere utilizzato nelle serre in cui coltivare il necessario a produrre vegetazione anche a scopo alimentare. Il secondo potrebbe essere usato come carburante. 

Estrazione minerarie extraterrestre 

Negli anni, sono nate molte aziende dedicate alle estrazioni minerarie extraterrestri. Nel 2009, James Cameron con i fondatori di Google, Larry Page ed Eric Schmidt, e con gli imprenditori aerospaziali Eric Andersen e Peter Dimandis, ha creato ‘Planetary Resources’. Lo scopo era quello di estrarre minerali dagli asteroidi e raffinarli in forma di schiuma per portarli sulla Terra, ma anche di creare entro il 2020 un serbatoio orbitante per l’idrogeno prodotto con l’acqua estratta dagli asteroidi. L’azienda, però, è stata liquidata nel 2020.  

Nel 2010, in Giappone è nata iSpace, pensata per sfruttare le risorse idriche sulla Luna. Il suo lander Hakuto dovrebbe partire a breve verso la Luna a bordo di un razzo Falcon-9. Nel 2013, era stata fondata Deep Space Industries, per cominciare a estrarre minerali dagli asteroidi nel 2023, ma sei anni dopo è stata veduta alla Bradford Space che ne ha ridimensionato le ambizioni: dovrà sviluppare sistemi di volo orbitale e componenti aeronautiche. Pochi mesi fa, è stata creata AstroForge, un’azienda che sostiene di aver sviluppato una tecnologia apposita. Dopo un round di investimenti da 13 milioni di dollari chiuso a giugno, non si sono avute altre novità sulle sue attività.  

La stazione Lunar Gateway 

Come detto, tra gli obiettivi della NASA c’è anche la costruzione di una stazione orbitante intorno alla Luna, chiamata Lunar Gateway, che dovrebbe favorire gli allunaggi. Anche per la sua costruzione sarà necessario utilizzare le risorse disponibili in situ. Per esempio, la polvere lunare dovrebbe essere usata come materiale di costruzione grazie alle stampanti 3D. C’è anche l’idea di creare una piccola centrale nucleare per garantire l’elettricità alla base lunare. 

Per il Lunar Gateway, la NASA ha già firmato un contratto con Northrop Grumman per lo sviluppo di un modulo abitativo e di uno energetico, al quale si aggiungeranno componenti realizzati dall’ESA e da altre imprese private.