La Cina è ”sempre stata trasparente” per quanto riguarda ”le informazioni sul Covid-19”, comprese quelle sul ”numero dei morti”: è quanto ha affermato un alto dirigente della Sanità di Pechino, il direttore dell’ufficio dell’Amministrazione medica della Commissione sanitaria nazionale Jiao Yahui.
Jiao ha precisato che i criteri relativi ai decessi per Covid si dividono in due categorie a livello globale. Alcuni Paesi contano solo i casi di persone che sono risultati positivi al test dell’acido nucleico dopo essersi infettati e sono morte per insufficienza respiratoria indotta dal virus. Altri Paesi, ha proseguito Jiao, includono tutti i decessi entro 28 giorni dai test positivi al Covid. “Ciò significa che il loro conteggio potrebbe includere anche coloro che si sono suicidati o sono morti in incidenti stradali dopo aver contratto il virus,” ha affermato, precisando: ”Dal 2020 il criterio di morte per Covid-19 che stiamo adottando in Cina è stato del primo tipo“.
Nel frattempo, diversi Paesi hanno deciso di effettuare test in aeroporto ai viaggiatori che arrivano dalla Cina, per verificare un’eventuale positività al coronavirus, e i media cinesi parlano di misure “infondate e discriminatorie“. Misure introdotte, oltre che dall’Italia, anche da India, Stati Uniti, Corea del Sud, Giappone e Taiwan. “La vera intenzione è sabotare i tre anni di sforzi cinesi per controllare il Covid,” si legge in un articolo del Global Times, tabloid quotidiano cinese prodotto dal quotidiano ufficiale del Partito Comunista Cinese, il Quotidiano del Popolo.
Le preoccupazioni della comunità internazionale sono legate alla decisione del presidente Xi Jinping di mettere fine alla politica zero-Covid (portando a un aumento dei contagi e dei decessi) dopo le proteste di piazza, e di non applicare più alcune restrizioni, tra cui quelle relative ai viaggi internazionali.
