Dilaga l’Australiana, un ceppo di influenza che sta colpendo grandi e piccini: i telefoni degli studi pediatrici suonano senza sosta, mentre nidi e scuole materne sono vuoti da settimane.
A fare chiarezza sulle caratteristiche di questa influenza, è la “La dottoressa dei bambini”, Valentina Paolucci, intervistata da RomaToday. La pediatra è molto nota su Instagram: sul suo profilo pubblica informazioni molto utili ai genitori e nelle ultime settimane si è soffermata molto sul tema dell’influenza.
“Stiamo attraversando un vero e proprio treno di infezioni virali, motivo per cui tantissimi bambini, ma anche tantissimi adulti, si stanno ammalando troppo rispetto alla norma. Stiamo pagando lo scotto di due anni di mancata immunità a causa del Covid,” ha spiegato l’esperta al giornale on line. “Nei due anni precedenti non si è visto nulla a parte il Covid e adesso ne paghiamo le conseguenze. I virus che normalmente circolano in questo periodo dell’anno si dimostrano più aggressivi perché hanno trovato un terreno più fertile. Un po’ come se per due anni non fossimo andati in palestra, ora che riniziamo ad allenarci sentiamo di più la fatica“.
“Già da ottobre è iniziata una serie di infezioni respiratorie, principalmente ci sono state laringiti, dunque infezioni delle vie aeree alte, tosse abbaiante che però ha lasciato strascichi sui bambini anche per 3-4 settimane. A novembre è arrivata l’influenza, in largo anticipo rispetto a quanto ci aspettassimo. La stagione vaccinale era appena iniziata e solo i primi vaccinati hanno goduto, in parte, di una copertura, per molti è stato tardi. Si sono così infettate tantissime famiglie, adulti compresi,” ha proseguito l’esperta.
L’influenza Australiana, “altro non è che un ceppo dell’influenza di tipo A, caratterizzata da febbre molto elevata che ha un po’ spiazzato medici e pediatri; solitamente ci si aspetta una durata della febbre di 3-4 giorni, invece in questo caso la febbre alta può continuare anche per 5-6 giorni pieni, accompagnati da rinite, tosse principalmente di timbro laringeo, quindi alta; sporadicamente si è osservata la presenza di bambini con bronchiti, quindi infezioni delle zone più basse del polmone, che hanno richiesto la prescrizione dell’antibiotico che non è tipico in caso dell’influenza stagionale“.
“Non si può fare una distinzione precisa” con il Covid, “in alcuni soggetti potrebbe esserci una sovrapposizione dei sintomi, diciamo che grossolanamente il Covid nelle ultime settimane si sta presentando con febbre che dura meno, accompagnata a sintomi gastrointestinali, nausea, dolore addominale, vomito, l’influenza invece è caratterizzata dal rialzo termico prolungato e da tosse persistente. La vera distinzione, però, la può fare il tampone. Esistono dei tamponi antigenici e molecolari che possono diagnosticare il Covid e i ceppi influenzali“.
“Da genitore capisco che la febbre alta sia un evento allarmante, anche perché in casi particolari può portare allucinazioni e convulsioni, generalmente però l’organismo attua questo meccanismo per curarci, perché a quelle temperature i germi non riescono a duplicarsi e sopravvivere. Non dobbiamo avere l’ansia della febbre alta. Noi non dobbiamo placare la febbre, ma il malessere. Se un bambino ha 39 ma apparentemente sta bene l’antiepiretico si può evitare. Al contrario, se un bambino anche con 38,2 è affaticato, provato, ha cefalea, è stanco, l’antiepiretico può essere dato anche prima,” ha concluso la pediatra.


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