L’inquinamento luminoso pesa anche sui grandi telescopi: un’analisi pubblicata dall’Istituto Nazionale di Astrofisica, su Media INAF, riporta che tre quarti dei principali osservatori astronomici al mondo sono influenzati dall’inquinamento luminoso, secondo uno studio pubblicato su Monthly Notices of the Royal Astronomical Society.
Un team di ricercatori provenienti da Italia, Cile e Spagna ha analizzato e confrontato i livelli di inquinamento luminoso in prossimità dei principali osservatori di tutto il mondo. Lo studio, guidato da Fabio Falchi dell’Istituto di scienza e tecnologia dell’inquinamento luminoso di Thiene, in provincia di Vicenza, “mostra che la luce sta inquinando il cielo sopra la maggior parte degli osservatori, sottolineando l’urgenza di misure per diminuire la contaminazione dei dati astronomici da parte della luce artificiale“, riporta Claudia Mignone su Media INAF. “Secondo lo studio, che presenta i livelli di inquinamento luminoso nei cieli che sovrastano una cinquantina di osservatori in tutto il mondo, solo 7 dei siti che ospitano (o ospiteranno) le 28 maggiori facility astronomiche presenti e future – ovvero quelle dotate di telescopi dal diametro pari o superiore a tre metri – possono vantare un cielo praticamente incontaminato allo zenit, il punto del cielo sulla verticale di chi osserva verso l’alto, con un livello di inquinamento luminoso inferiore all’un per cento della luminosità naturale del cielo“.
Il migliore, tenendo conto di questo parametro, è Paranal, in Cile, sede del Very Large Telescope dell’ESO, seguito dal vicino Armazones, dove ESO sta costruendo il più grande telescopio al mondo, l’Extremely Large Telescope.
Per quanto riguarda l’Italia, e in particolare i siti di Asiago e Loiano, i due maggiori osservatori astronomici sul territorio nazionale, Media INAF ha interpellato le responsabili degli osservatori.
“L’Altopiano di Asiago ospita fin dal 1942 i maggiori strumenti ottici presenti sul suolo nazionale, gestiti dall’Università patavina e dall’Istituto nazionale di astrofisica – Osservatorio astronomico di Padova,” ha ricordato Lina Tomasella, ricercatrice Inaf a Padova e responsabile dell’Osservatorio di Asiago, in provincia di Vicenza, dove si trova il telescopio Copernico dal diametro di 1,82 metri. “In oltre ottant’anni di attività, gli astronomi che hanno operato e che a tutt’oggi lavorano con i telescopi di Asiago hanno assistito ad un lento, inesorabile peggioramento della qualità del cielo, dovuto ad un costante aumento delle luci sull’altopiano e in Pianura padana“.
L’inquinamento luminoso non risparmia nemmeno Loiano, provincia di Bologna, sede del secondo per dimensioni tra gli osservatori astronomici sul territorio italiano, con il telescopio Cassini, dal diametro di 1,52 metri.
“Certamente anche a Loiano è presente inquinamento luminoso, ma non abbiamo misure recenti,” nota Giovanna Stirpe, ricercatrice Inaf a Bologna e responsabile dell’Osservatorio di Loiano. “In Emilia Romagna c’è dal 2000 una legge regionale contro l’inquinamento luminoso, che prevede fra l’altro una zona protetta del raggio di 25 km intorno all’osservatorio di Loiano, in cui valgono restrizioni maggiori sugli impianti di illuminazione esterna pubblici e privati rispetto al resto del territorio (già comunque soggetto a limiti). I comuni della zona protetta sono consapevoli delle restrizioni e in genere collaborativi. In passato abbiamo segnalato alcune palesi violazioni della legge regionale (luci intense accese da privati nei pressi dell’osservatorio) al Comune di Loiano, che è l’autorità competente sul proprio territorio, ricevendo sempre un buon riscontro“.


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