Il Ruanda punta su scienza, aeronautica e tecnologia per diventare l’hub economico dell’Africa

Il Ruanda, uno dei Paesi più piccoli dell'Africa, ha i tassi di crescita più alti e sta puntando tutto su scienza, aeronautica e tecnologia

Fra i dieci Paesi più piccoli d’Africa, il Ruanda coltiva da qualche tempo l’ambizione di assumere un ruolo di economia trainante nella regione dei Grandi laghi, sfruttando le influenze internazionali per costruire un vero e proprio “hub” economico proiettato principalmente sui settori sanitario ed aeronautico. Benché formalmente risolti, i dissapori trascinati con Parigi per le sue responsabilità nel genocidio del 1994 hanno spinto negli anni il presidente Paul Kagame, al potere dal 2000, a sottrarsi dall’orbita francese per avvicinare Kigali alle opportunità del mondo anglosassone: una scelta sancita nel 2009 dall’ingresso nel Commonwealth, secondo Paese dopo il Mozambico ad essere ammesso nell’organizzazione senza alcun legame precedente con il Regno Unito. Mercato piccolo ma in crescita, con quasi 13 milioni di persone ed un Prodotto interno lordo (Pil) di 10,3 miliardi di dollari, il Ruanda cresce con decisione dalla fine degli anni Novanta ad oggi, avendo registrato nel 2019 un aumento del Pil di oltre il 9% grazie alle performance del settore edile, agricolo e dei servizi e resistendo alla battuta d’arresto della pandemia di Covid: dopo la contrazione del 3,4% del 2020, l’economia ruandese è infatti rimbalzata al 10,9% nel 2021 e ha confermato una crescita del 6% nell’anno in corso, dimostrando l’ambizione del Paese di posizionarsi a livello regionale e di sottrarre l’Africa ad alcune dipendenze internazionali, per prima sanitaria.

Sull’onda dell’emergenza pandemica, Kagame è stato uno dei più convinti sostenitori di una politica di produzione locale di vaccini, per ovviare ai ritardi nelle consegne provenienti dall’Occidente e costituire un “hub” sanitario in previsione di altre epidemie. La sua amministrazione si è così adoperata per ospitare in Ruanda il primo impianto africano di BioNTech per la produzione di vaccini a mRna Pfizer – progetto replicato dall’azienda tedesca anche in Senegal, Ghana e Sudafrica – schierandosi inoltre a favore della sospensione dei brevetti: alla cerimonia di inaugurazione dei lavori, Kagame ha suggerito che una delle soluzioni alla crisi sanitaria globale fosse “la promozione ed il trasferimento di tecnologia per le industrie farmaceutiche africane” in modo che queste “possano produrre i propri farmaci e vaccini“. Una visione, quella ruandese, supportata da un certo ottimismo – gli esperti regionali prevedono che entro il 2040 l’Africa sarà in grado di produrre il 60% dei suoi vaccini a livello nazionale – e che ha ricevuto l’incoraggiamento prima della Francia, in occasione della Conferenza di Parigi sull’Africa del 2021, quindi dell’Unione africana, dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) e dell’Unione europea. Con l’auspicio di una futura, quanto improbabile, revoca della proprietà intellettuale dei vaccini, Kagame ha ricordato che l’Unione africana lavora anche per istituire l’Agenzia africana per i medicinali (Ama), in modo che vengano previsti standard condivisi tra le diverse Authority regolatrici.

La seconda grande sfida ruandese riguarda l’adesione al mercato unico africano del trasporto aereo (Single African Air Transport Market – Saatm), progetto promosso dall’Unione africana sull’onda dell’analoga Area di libero scambio continentale africana (AfCfta), quest’ultima in vigore dal gennaio del 2020 ma con poche attuazioni a livello nazionale. Il Ruanda parteciperà al progetto pilota del Saatm insieme ad altri 17 Paesi – Capo Verde, Camerun, Etiopia, Gabon, Ghana, Costa d’Avorio, Kenya, Marocco, Mozambico, Nigeria, Niger, Namibia, Ruanda, Senegal, Sud Africa, Togo e Zambia – con l’obiettivo di dare impulso alla libera circolazione delle compagnie aeree africane da una nazione all’altra. Paese senza sbocco al mare, il progetto rappresenta per il Ruanda un’importante risorsa, anche perché fino ad ora la piccola economia dei Grandi laghi ha dovuto condividere la gestione del proprio spazio aereo con la Tanzania e punta a riprenderne il controllo. Investendo nel progetto di mercato aereo unico, il Ruanda sta tuttavia rafforzando le sue ambizioni di diventare un hub per l’aviazione regionale puntando come alleato sul Qatar, il cui ruolo e’ ad oggi determinante per l’espansione della compagnia di bandiera RwandAir. In questo senso, il 5 ottobre 2021 RwandAir e Qatar Airways hanno annunciato di aver firmato un accordo completo di “codeshare” che consente al vettore ruandese di accedere alle oltre 65 destinazioni del Qatar in Africa e nel resto del mondo, intesa che dal dicembre di quell’anno ha portato il vettore ruandese a lanciare voli diretti fra Kigali e Doha. Secondo la stampa regionale, nel progetto di mercato aereo unico il vettore ruandese e’ a tutti gli effetti in prima linea, essendo già oggi capace con le sue rotte di raggiungere 22 Paesi, di cui 17 africani e gli altri in Europa, Asia e Medio Oriente.

Se negli ultimi anni RwandAir è diventata una delle compagnie aeree in più rapida crescita in Africa, la nomina della sua amministratrice delegata Yvonne Makolo a presidente dell’Associazione internazionale del trasporto aereo (Iata) ha dato un importante impulso al progetto Saatm e al ruolo che il Ruanda svolge in esso. Grazie ad un progetto finanziato dalla Banca mondiale, Ruanda, Tanzania e Uganda hanno di recente annunciato che collegheranno elettronicamente le loro Borse valori, permettendo di operare fra questi Paesi di fatto come se ci fosse già un mercato unico, mentre intanto Makolo ha confermato che altri negoziati sono in corso fra Ruanda e Qatar per stringere le maglie fra le rispettive compagnie di bandiera. Secondo indiscrezioni, la compagnia emiratina dovrebbe rilevare una quota pari al 49 per cento di RwandAir, un investimento valutato dal dipartimento dei Trasporti Usa a non meno di 28 milioni di dollari.

Il Ruanda ha manifestato interesse anche per il mondo dell’aerospazio, un settore solitamente lontano dal mercato africano. In occasione del vertice Usa-Africa ospitato di recente a Washington, Kigali ha aderito al programma di esplorazione spaziale Artemis, di cui fa parte anche l’Italia. Primo Paese dell’Africa ad integrare il programma della Nasa insieme alla Nigeria – anch’essa firmataria – il Ruanda entra a sorpresa a far parte di un progetto lanciato da Washington ed altri otto Paesi con l’obiettivo di promuovere la cooperazione spaziale bilaterale e multilaterale tra i firmatari, i quali si impegnano a rispettare i principi per guidare le loro attivita’ spaziali civili, tra cui la diffusione pubblico di dati scientifici, lo smaltimento responsabile dei detriti, la registrazione di oggetti spaziali e l’istituzione e l’attuazione di standard di interoperabilita’.