Grazie alla tecnologia l’arbitraggio nel calcio potrebbe seguire le orme del tennis che sta facendo sempre più a meno dei giudici di linea. Il dubbio sul futuro dei guardalinee è lecito dopo che il presidente della Lega calcio di seria A, Lorenzo Casini, ha annunciato che da inizio gennaio (per quanto manchi ancora il nulla osta della Federcalcio) per le partite di campionato sarà introdotto il “fuorigioco semiautomatico“: un sistema che gli appassionati hanno imparato a conoscere durante i mondiali del Qatar.
Nel tennis dal 2006, quando debuttò alla Hopman cup dopo essere stato testato l’anno precedente a New York, si sta imponendo l’Hawk-eye, l’occhio di falco, una riproduzione video della traiettoria della pallina e del percorso che ha seguito fino a fermarsi dentro o fuori la riga. E’ stato sviluppato dagli ingegneri del Roke Manor research limited di Romsey. Quando in campo c’è solo l’occhio di falco la valutazione è solo e soltanto sua. Anche in presenza dei giudici di linea (soprattutto sulla terra battuta e a Wimbledon dove la tecnologia arbitrale e’ stata adottata nel 2007) i tennisti che hanno dubbi sulle loro chiamate possono chiedere tre volte in un match l’intervento definitivo dell’occhio di falco.
Sarà così anche per il pallone? Il calcio italiano e quello internazionale sono irreversibilmente destinati a veder via via scomparire dai campi i guardalinee e, in una fantascientifica prospettiva, pure gli arbitri in carne e ossa? Gli episodi contestati verranno valutati da una super sala-Var in cui confluiranno le immagini digitali di telecamere e sensori, un’intelligenza artificiale (gli umani potrebbero scomparire anche da lì) li analizzerà in una manciata di secondi e diffonderà sui maxischermi la sentenza definitiva? Di certo la tecnologia potrebbe rivoluzionare il modo di arbitrare. Già il fuorigioco semiautomatico è una piccola rivoluzione. Dodici telecamere ad hoc installate in ogni stadio tracciano continuamente 29 punti di ogni giocatore che si sta muovendo in campo. La rilevazione avviene alla velocità di cinquanta fotogrammi al secondo. Per l’intelligenza artificiale che gestisce il tutto è un gioco da ragazzi stabilire se l’attaccante aveva un pollice oltre il difensore o se un alluce del difensore teneva in gioco l’attaccante. L’arbitro umano riceve la segnalazione dai “saggi” della Sala Var ed è comunque lui a emettere la sentenza definitiva, non prima di aver sottoposto il risultato delle immagini digitali alle valutazioni di contorno che la tecnologia non può valutare: ad esempio se il fuorigioco rilevato era attivo o passivo oppure se c’era un fallo precedente non rilevato sul momento che rendeva l’azione non valida.


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