La “stragrande maggioranza” dei Paesi dell’Unione Europea ha votato a favore di test Covid sistematici per i viaggiatori provenienti dalla Cina in partenza per l’Europa. Lo ha annunciato un portavoce della Commissione europea. Il provvedimento fa parte delle raccomandazioni di un comitato di esperti sanitari dei Ventisette (Health Security Committee) e sarà discusso domani nel corso di una riunione finalizzata a preparare una risposta coordinata dell’Ue all’esplosione dei contagi in Cina.
Gli esperti sanitari hanno discusso di altre misure proposte dalla Commissione, tra cui la richiesta ai passeggeri cinesi di indossare mascherine, lo screening delle acque reflue degli aerei e l’aumento dei test, con sequenziamento genomico, negli aeroporti di arrivo, al fine di identificare possibili nuove varianti.
“Queste misure dovrebbero essere mirate ai voli e agli aeroporti più appropriati e attuate in modo coordinato (in tutta l’Ue) per garantirne l’efficacia”, ha sottolineato il portavoce. La riunione di mercoledì dell’IPCR (Sistema europeo di reazione a livello politico in situazioni di crisi) potrebbe portare a raccomandazioni che dovranno poi essere approvate dagli Stati membri. Oggi la Cina ha contestato i tamponi contro il Covid-19 obbligatori già imposti da una decina di Paesi nel mondo, tre dei quali nell’Ue, ai viaggiatori provenienti dal suo territorio, avvertendo che potrebbe prendere “contromisure” come rappresaglia. Pechino ha posto fine alla sua politica di “Zero Covid” a inizio dicembre, portando a un’esplosione del numero di contagi nella popolazione cinese, e domenica revocherà gli obblighi di quarantena per i viaggiatori in arrivo dall’estero.
La Cina, però, non ci sta a passare ancora una volta come untore del mondo ma, esattamente come tre anni fa, la poca trasparenza sui dati della diffusione del Covid tra la sua popolazione ha portato diversi Paesi occidentali – Italia in primis – a prendere delle precauzioni, imponendo tamponi a chi arriva dal gigante asiatico. Una mossa che Pechino, nel timore di un isolamento internazionale, ha giudicato “non scientifica” e, quindi, “inaccettabile“.
E, quasi dimenticando di aver applicato solo fino a poche settimane fa quarantene draconiane in appositi hotel per chiunque arrivasse in Cina dall’estero, ha minacciato “contromisure, sulla base del principio di reciprocità“. “Mi sembrano misure normalissime – ha replicato il ministro degli Esteri Antonio Tajani –. Fare un tampone non ha nulla di offensivo né limitativo delle libertà personali. E’ un provvedimento normale” per “evitare che si diffonda” il Covid, “a tutela della salute degli italiani”.
Anche la Francia, dove l’obbligo scatterà l’8 gennaio, non intende lasciarsi intimidire dalle minacce cinesi. “Il mio governo – ha dichiarato la premier Elisabeth Borne – fa il proprio dovere proteggendo i francesi e chiedendo dei test. E continueremo a farlo“, ha precisato Borne. Sebbene il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ecdc) assicuri che la nuova ondata di casi in Cina “non influirà sulla situazione del Covid-19 nell’Ue”, i Paesi europei che hanno già deciso di controllare i passeggeri in arrivo non intendono quindi fare passi indietro. Al contrario, “la grande maggioranza” dei 27 vuole che i test siano fatti alla partenza, ha fatto sapere la Commissaria Ue alla Salute, Stella Kyriakides, dopo la riunione del Comitato per la sicurezza sanitaria.
“Tutti gli Stati membri hanno concordato un approccio coordinato all’evoluzione della situazione del Covid in Cina e alle implicazioni dell’aumento dei viaggi dalla Cina verso l’Europa“, ha spiegato un portavoce della Commissione europea.
Kyriakides: “verso test prima di partire dalla Cina”
“Oggi il Comitato per la sicurezza sanitaria ha trovato convergenza sulle azioni da intraprendere, tra cui: test prima della partenza per i viaggiatori provenienti dalla Cina; accelerazione del monitoraggio delle acque reflue; aumento della sorveglianza interna“. Lo annuncia su twitter la commissaria Kyriakides dopo la riunione dell’organismo tecnico sulla sicurezza sanitaria nell’Ue. “La discussione continua domani all’Ipcr. L’unità rimane il nostro strumento più forte contro il Covid“.
“Tutti gli Stati membri hanno concordato un approccio coordinato all’evoluzione della situazione del Covid-19 in Cina e alle implicazioni dell’aumento dei viaggi dalla Cina verso l’Europa durante la riunione odierna del Comitato per la sicurezza sanitaria“, spiega un portavoce della Commissione europea al termine della riunione. La bozza di parere predisposta dalla Commissione per la discussione “sarà ora rivista e adottata” con i contributi degli Stati membri presenti oggi e il parere andrà domani all’incontro del meccanismo di risposta politica integrata alle crisi (Ipcr).
La bozza propone “misure su igiene personale e misure sanitarie per i viaggiatori (compreso l’uso raccomandato di maschere sui voli provenienti dalla Cina); monitoraggio delle acque reflue per gli aerei; sorveglianza genomica negli aeroporti e maggiore monitoraggio e sequenziamento; maggiore vigilanza dell’Ue su test e vaccinazioni; una discussione sulla necessità di sottoporre i passeggeri provenienti dalla Cina a test preventivi prima della partenza“.
“La stragrande maggioranza dei Paesi è favorevole ai test prima della partenza“, segnala in particolare il portavoce della Commissione. “Tali misure dovrebbero essere mirate ai voli e agli aeroporti più appropriati e attuate in modo coordinato per garantirne l’efficacia“.
Usa, la decisione di fare test Covid agli arrivi dalla Cina è basata sulla scienza
La decisione dell’amministrazione Usa di richiedere un test del Covid negativo a tutti i viaggiatori in partenza dalla Cina è basata “esclusivamente sulla scienza“. Lo ha detto il portavoce del dipartimento di Stato americano, Ned Price in briefing con la stampa.


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