“La situazione, dopo due annate siccitose ed una terza all’orizzonte, è che il sistema idrologico dell’Italia Settentrionale è ormai fuori equilibrio, ed incapace di tornare autonomamente ed in breve tempo ad una condizione di normalità. La situazione è talmente deteriorata che necessiterebbero lunghi periodi di piogge regolari per apportare significativi incrementi ad un bilancio idrico largamente deficitario”. Lo dichiara in un comunicato Francesco Vincenzi, Presidente dell’associazione dei consorzi di bacino ANB.
Vincenzi parla di un’Italia “idricamente capovolta, con il Nord in grave crisi ed il Sud che, grazie alla presenza di invasi, ha invece riserve pluriennali“. Il Presidente dell’ANBI ricorda “il ricorso alle autobotti in alcuni comuni del Nord-Ovest nel mese di febbraio“, il fiume Po ed il Lago di Garda “ai minimi storici” e “aree del Nord-Ovest tecnicamente a rischio desertificazione”. In pericolo “non c’è solo la produzione agricola della “food valley” italiana – aggiunge -, ma lo stesso benessere del territorio e di chi lo abita”.
L’anno scorso, secondo Vincenzi, la crisi idrica è costata “6 miliardi in termini di mancata produzione agricola”. Per questo “sono necessari interventi che dotino il territorio di infrastrutture capaci di trattenere le risorse idriche”, perché “in Italia tratteniamo solo l’11% dell’acqua piovana, quando in Spagna sono al 35%“. Il Presidente dell’ANBI torna a proporre il “piano laghetti” già presentato da tempo dalla sua associazione, che prevede “10.000 bacini medio-piccoli da realizzarsi entro il 2030“. Al Governo, Vincenzi chiede di “attivare risorse già disponibili per aumentare la resilienza delle comunità alla crisi climatica”, “aprire tavoli di concertazione per gestire l’emergenza idrica”, “prevedere un’autorità per gestire l’emergenza” e “cominciare a pensare a nuove norme fiscali”, per incentivare “difesa del suolo” e “conservazione dell’acqua”.





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