Terremoto in Turchia, tante testimonianze di luci telluriche: si riaccende il dibattito tra gli esperti

Anche in Turchia sono state avvistate le luci telluriche, un dibattito storico che si rinnova ad ogni grande sisma
MeteoWeb

Diversi video amatoriali ripostati sui social media e registrati durante il violento terremoto in Turchia di ieri notte hanno mostrato dei bagliori di straordinaria portata e fasci anomali di luce. Una delle ultime volte fu il 7 settembre 2021, quando il Messico fu squassato da un devastante sisma di magnitudo 7.1.

Si tratta del singolare fenomeno delle “luci telluriche“, chiamate anche luci sismiche, conosciute anche con l’acronimo di EQL (dall’inglese Earthquake Lights) che vengono segnalate raramente, soprattutto in occasione di terremoti forti, con magnitudo superiore a 5.0 della scala Richter.

Si dice che il fenomeno delle luci telluriche sarebbe stato osservato anche nel 1783 nella Sicilia settentrionale e nella Calabria meridionale e si racconta che “luci ebbero una chiarezza tale da emulare lo splendore stesso del sole”. Il giorno successivo un violento sisma rase al suolo Reggio Calabria e numerosi altri centri della Calabria danneggiando gravemente anche Messina.

Come si legge sul sito dell’USGS, Istituto Geologico degli Stati Uniti, i geofisici stanno cercando di spiegare l’origine di questo fenomeno, e ad oggi non esistono prove certe di una reale correlazione tra durata del sisma, distanza dell’ epicentro e questi fulmini nel cielo.

Alcuni fattori fisici smontano la teoria delle “luci telluriche”: il maltempo e i cortocircuiti. Se si verificano contemporaneamente durante il sisma piogge, neve e fulmini, come è successo durante il sisma di ieri notte in Turchia, le scariche elettriche potrebbero essere causate dal maltempo e non dal terremoto. Dall’altra parte, non è da escludere che i danni causati dal terremoto agli impianti e alle centrali elettriche possano essere correlate ai fulmini nel cielo.

L’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia spiega così il fenomeno delle luci telluriche: “Si osservano anche a grandi distanze dall’epicentro di terremoti di elevata energia, e a volte possono anticipare le scosse di alcuni mesi. Ma poco ancora si sa di questi strani fenomeni luminescenti”. Varie le spiegazioni formulate sull’origine delle luci sismiche. Nel 2014 all’American Physical Society, venne ipotizzato che queste luci sismiche fossero dovute allo sfregamento degli strati materiali dell’atmosfera con conseguente generazione di una differenza di potenziale elettrico che creerebbe nell’atmosfera questi bagliori, che sono stati recentemente denominati con il nome di triboluminescenza.

Le luci telluriche in occasione dei terremoti rappresentano un fenomeno noto dall’antichità: già Plinio il Vecchio oltre duemila anni fa nella sua “Historia Naturalis” raccontava di un evento luminoso avvenuto durante il terremoto nei pressi di Modena nel 91 a.C. (o per altre fonti nell’89 a.C.), in cui vennero osservati 148 casi; i “lumi” furono raggruppati dagli studiosi per tipologia in 4 gruppi: bagliori istantanei, nubi luminescenti, fiamme e forme strutturate (globi, colonne, trombe). Ne parlò in modo minuzioso addirittura il filosofo tedesco Immanuel Kant ella sua opera “Historia Naturalis” alla fine del ‘700 , per il quale questi fenomeni, descritti come globi luminosi e scie colorate, erano frutto dei terremoti che estendevano i loro effetti anche nell’atmosfera. Alessandro Serpieri (1823-1885) si accorse che essi potevano essere indotti dalle correnti elettriche sprigionate dal sisma. Nel 1910 il sacerdote Ignazio Galli, laureato in scienze naturali e professore di fisica e di scienze naturali presso le Scuole tecniche ed il Liceo Comunale, assieme a Giuseppe Mercalli, catalogò queste  luminescenze.

Ricerche scientifiche decisamente più recenti suggeriscono che la generazione delle luci sismiche “possa coinvolgere la ionizzazione dell’ossigeno contenuto in alcuni tipi di rocce (dolomite, riolite, ecc.), a seguito dello stress biofisico che si crea prima e durante un terremoto”. Gli ioni risalirebbero lungo le fessurazioni della roccia fino a raggiungere l’atmosfera, ionizzando a loro volta alcuni strati d’aria e dando luogo a un plasma in grado di emettere luce.

Secondo l’Istituto di Geofisica “tale fenomeno non sembra avere un effetto verificato per tutti gli eventi sismici e, pertanto, necessita di più approfondite indagini e riflessioni”.

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