Aumento dei casi di disturbo da accumulo durante la pandemia Covid-19

Il disturbo di accumulo è denominato anche disposofobia, riguarda un numero in aumento di persone non necessariamente in stato di indigenza
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Una persona con Disturbo da Accumulo (DA), spesso è una associata con una persona anziana, abbastanza isolata e sola con ristrette condizioni economiche e sociali. Questo dato non corrisponde esattamente con la realtà dei fatti. Si pensi ad Andy Warhol, l’inventore della Pop Art, le cui opere sono esposte nei più importanti musei del mondo, considerato come il caso di disturbo da accumulo più famoso.

Ma di cosa si tratta? Il disturbo di accumulo è denominato anche disposofobia. E’ un disturbo molto complicato che riguarda un numero in aumento di persone non necessariamente in stato di indigenza. Stiamo parlando di individui con una intelligenza molto creativa e brillante, con una forte sensibilità che attribuiscono agli oggetti un valore altamente simbolico.

Disturbo da accumulo patologico: un recente caso italiano

E’ dei giorni scorsi un caso emblematico: un pensionato di 80 anni di Foggia “accumulatore seriale” era scomparso dagli inizi di dicembre e i vicini di casa e i conoscenti avevano sollecitato i vigili del fuoco e il suo amministratore di sostegno. Dopo diversi mesi era intervenuta la truppe di “Chi l’ha visto?” e dai primi giorni di Marzo erano iniziati i lavori di sgombero. Solo quindici giorni dopo dell’inizio dello sgombero della casa, sotto rifiuti e diverse altri oggetti è stato trovato il cadavere in putrefazione dell’uomo.

In molte persone si osserva una grande difficoltà nel separarsi dagli oggetti personali, che si traduce in accumulo spesso molto problematico, di oggetti raccolti per strada o trovati per caso. In alcune persone l’accumulo è il risultato della difficoltà a buttare, in altre è anche l’esito di un eccesso di acquisti (magari solo di specifici oggetti).

Un disturbo opposto al disturbo da gioco di azzardo

L’accumulatore è il “negativo” dello scommettitore di azzardo: è interessante come le aree cerebrali disfunzionali dell’uno e dell’altro, studiate con la risonanza magnetica (quelle delle cosiddette “scelte economiche” ovvero dell’attribuzione del valore alle cose), siano sovrapponibili, ma con riduzione della connettività nei gambler, il giocatore d’azzardo, ed aumento negli hoarder. E cosi mentre il giocatore d’azzardo non pensa alle conseguenze del rischio di perdere qualunque cosa, l’accumulatore vive il disfarsi di un singolo pezzo tra i tanti che possiede uguali come un rischio intollerabile

Il DA, o disposofobia, è un disturbo poco studiato e con tanti aspetti da definire: sul piano diagnostico non c’è ancora un grande accordo tra gli esperti sul suo status; sul piano clinico molto c’è da chiarire e comprendere sul funzionamento e i meccanismi psicologici che lo determinano.

La storia del disturbo da accumulo

Tradizionalmente è un sintomo accomunato al disturbo ossessivo compulsivo (DOC): nei casi più gravi era diagnosticato come sintomo DOC, nei casi meno acuti e invalidanti era considerato un sintomo Disturbo Ossessivo-Compulsivo di Personalità. Solo nel 2013, con la pubblicazione del manuale diagnostico DSM-V, gli viene finalmente riconosciuto lo status di disturbo autonomo, con il nome di Hoarding Disorder, inserito tra i disturbi “correlati” al DOC. Se è vero che un paziente su tre con DOC, presenta comportamenti di accumulo, è anche vero che solo 1 individuo su 4 affetto da Accumulo patologico presenta altri sintomi ossessivi.

Nel DSM-V viene definito come disturbo caratterizzato dalla difficoltà a buttare determinate cose, indipendentemente dal loro valore, espressione di un intenso bisogno di salvarle e di un forte disagio all’idea di separarsene. Non importa cosa si accumula accumula, ovvero il materiale o gli oggetti che le persone conservano, possono essere di qualsiasi tipo: si va dalla collezione di oggetti di valore, all’accumulo di spazzatura, fino all’accumulo di animali.

Quanto è diffuso il DA

Si stima che tra il 2 e il 5% della popolazione presenti un problema di accumulo che gli causa disagio e/o problemi che interferiscono con il normale svolgimento della propria vita. In realtà è probabile che si tratti di un fenomeno sottostimato visto che raramente chi accumula chiede aiuto e riconosce il disturbo.

Dopo la pandemia, sono aumentati i casi di depressione maggiore e c’è stato un aumento esponenziale dei casi di accumulo seriale e del disturbo di Diogene, una condizione che si manifesta con la perdita di interesse nella cura fisica, igienica e mentale della propria persona e che se non individuata per tempo può sfociare in stadi di abbandono piuttosto gravi.

Gli effetti della pandemia

Soprattutto durante i lockdown, molte persone si sono cominciate a lasciare andare e hanno smesso progressivamente di curare l’igiene personale e, anche quando le restrizioni si sono allentate, hanno continuato ad avere un basso interesse verso le relazioni interpersonali.

I casi di disturbi da accumulo sono cresciuti secondo gli esperti anche in risposta alle restrizioni, quando l’unica opportunità di shopping era legata a un click negli e-commerce. La facilità degli acquisiti ha distorto la percezione del denaro e dello spazio associato all’oggetto. Spesso lo shopping compulsivo è stato considerato uno strumento compensativo alla solitudine e all’isolamento e le persone particolarmente fragili sono state colpite dalla tendenza all’accumulo di oggetti inutili.

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