A seguito di lavori edili, sono emersi a Fano (Pesaro Urbino) i resti di un importante edificio con funzione pubblica di epoca romana, collocato in affaccio al foro cittadino. Secondo alcuni, in questa area sarebbe localizzata la celebre Basilica di Vitruvio, architetto attivo nella seconda metà del I sec. a.C, citata nel suo trattato ‘De Architectura’, che quindi potrebbe essere stata finalmente trovata. I funzionari della Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio di Ancona-Pesaro Urbino e il Nucleo Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale hanno eseguito delle rilevazioni con un drone sui resti di un importante edificio pubblico romano ricco di marmi pregiati.
La Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio di Ancona Pesaro-Urbino spiega su Facebook: “si tratta di un complesso costituito da almeno 5 ambienti, i cui muri, conservati in alzato per circa 2 metri, hanno lo spessore di 5 piedi romani (1,50 metri) e sono rivestiti in malta di calce e lastre di marmo. Sono state parzialmente messe in luce anche le relative pavimentazioni, che sono in marmi d’importazione, di colore verde e rosato, probabilmente cipollino verde e pavonazzetto. Tutto il complesso, databile a circa 2000 anni fa, è stato interessato almeno da due ulteriori fasi di vita in epoca medievale, di cui sono state ritrovate alcune tracce: strutture murarie, focolari, frammenti di ceramica invetriata”.
“Fra i materiali recuperati, vi è anche un frammento di iscrizione su marmo che riporta su due righe le lettere V e I e conserva ancora tracce della ”rubricatura”, ovvero la colorazione in rosso dei solchi delle lettere incise. La cronologia e la funzione del complesso sono al momento in corso di studio e di definizione da parte della Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per le Province di Ancona e Pesaro Urbino”.
“Sono almeno 500 anni che si cerca a Fano la Basilica di Vitruvio“, dice all’ANSA l’archeologa Ilaria Venanzoni, della Soprintendenza Archeologica, Belle Arti e Paesaggio di Ancona-Paesaro Urbino. I marmi preziosi rinvenuti sono “importati dalla Grecia e dall’Asia Minore e quindi molto costosi”, spiega Venanzoni. Al momento, dalle scoperte emerge che si tratta di cinque ambienti “che fanno pensare ad un edificio molto articolato“, una parte del quale però è sotto dei palazzi moderni, e quindi “non sarà accessibile, altrimenti dovremmo abbattere tutto il centro di Fano”. Per avere la certezza che si tratti della famosa Basilica sono necessari ulteriori approfondimenti.
La collocazione, la tipologia della struttura, la ricchezza della pavimentazione e la presenza, anche sulle pareti, di coperture marmoree, fa ritenere che possa trattarsi di un importante edificio pubblico romano di epoca augustea (I sec. a.C. – I sec. d.C.), “più collocabile verso la fine del I sec. a. C.“, secondo Venanzoni, a causa della presenza di “marmo verde cipollino e marmo pavonazzetto, la cui estrazione è cominciata in Turchia in quell’epoca”. Nel sito sono stati trovati anche resti di focolari e frammenti di ceramica risalenti al XIV secolo, segno che l’edificio è stato poi successivamente utilizzato per altre funzioni, magari suddiviso in abitazioni, “sarà anche questa una fase interessante da studiare”.
“Il ‘De Architectura’ contiene capitoli tematici dedicati a vari tipi di immobili, tra cui la domus e la basilica, un edificio destinato ad usi civili, compresa l’amministrazione della giustizia, che di solito si affacciava sul foro della città”, esattamente come i resti emersi in questi giorni. Lo stesso Vitruvio cita come esempio la basilica da lui progettata rispettando determinate proporzioni e realizzata (in parte adibita a tribunale) a Fano, ‘erede’ della romana Fanum Fortunae. Lo schema della basilica sarebbe poi stato ripreso negli edifici di culto cristiani: una pianta rettangolare a più navate e con alte colonne. Tra gli elementi che depongono a favore dell’ipotesi che si tratti della Basilica ci sono la citazione nel ‘De Architectura’, “la magniloquenza dell’edificio, che ha pareti spesse, ricche decorazioni e anche epigrafi importanti”. Tra gli elementi negativi, “non abbiamo tutto, ad esempio manca la copertura. E non credo che troveremo una firma o un’epigrafe con il nome di Marco Vitruvio Pollione”, scherza Venanzoni.
“Per la seconda volta nella storia di Fano e della ricerca della Basilica di Vitruvio (dopo i ritrovamenti di Sant’Agostino del 1840, ndr) possiamo affermare di ritenere possibile che i resti rinvenuti nell’area privata lungo via Vitruvio possano appartenere ad un grande edificio pubblico affacciato sul Foro, presumibilmente proprio la famosa Basilica di Vitruvio descritta nel libro V del De ARchitectura“. Lo dichiara Paolo Clini, ordinario di Disegno e Rilievo alla Politecnica delle Marche e fondatore e direttore scientifico per 10 anni del Centro Studi Vitruviani. Ma “servono ulteriori approfondimenti di natura archeologica, urbana, grafica e topografica per poter referenziare i resti rinvenuti all’interno dello schema tridimensionale della Fano romana già creato nel 2015 in occasione di una campagna di rilievo laser e georadar condotta da Centro Studi Vitruviani, Soprintendenza e Università Politecnica delle Marche”, aggiunge Clini.





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