Il 30 gennaio 2023 alle ore 20:55 italiane si è verificato un terremoto di magnitudo Mw 5.6, localizzato nel mar Mediterraneo, a circa 90 km a sud dell’Isola di Malta, a circa 167 km da Lampedusa e Linosa e ad una distanza dalle coste siciliane del ragusano e siracusano di circa 200 km. Il terremoto è stato risentito nella parte meridionale della Sicilia come rilevato dal servizio INGV “Hai Sentito il Terremoto”.
“Questo evento si è verificato in un’area dove dal 18 gennaio 2023 si è attivata una sequenza sismica (Figura 1) che fino ad oggi – 2 marzo 2023 – ha avuto circa 90 eventi con valori di magnitudo compresa tra 2.4 e 5.6[1]. Il terremoto del 30 gennaio 2023 era stato preceduto da 9 terremoti di magnitudo pari o superiore a 4.0, di cui 2 con magnitudo pari o superiore a 5.0, il 23 e 24 gennaio, di magnitudo Ml 5.0 e Mw 5.2 rispettivamente“: a fare il punto sulla sequenza sismica nel Canale di Sicilia è il ricercatore INGV Mimmo Palano, sul blog INGVterremoti.
Terremoti a Sud di Malta, l’inquadramento geologico
Il Canale di Sicilia, spiega l’esperto, “fa parte del Blocco Pelagiano, una piattaforma continentale del margine settentrionale della placca Africana che si estende dall’entroterra tunisino (regione del Sahel) sino alla Sicilia orientale, ove è separato dal Bacino Ionico da un confine tettonico regionale denominato Scarpata Ibleo-Maltese (Figura 2)“.

La configurazione tettonica del Blocco Pelagiano “comprende una serie di strutture tettoniche (horst e graben) allungate prevalentemente lungo la direzione NO-SE e che definiscono le tre principali depressioni di Pantelleria, Linosa e Malta (Argnani, 1990; Figura 3)“.

Questo assetto strutturale, prosegue il ricercatore INGV, “deriva da un processo di rifting[2] iniziato circa 5 – 6 milioni di anni fa (Miocene superiore) che ha portato al progressivo assottigliamento della crosta nella parte centrale del Blocco Pelagiano ed allo sviluppo di un vulcanismo abbastanza diffuso, specialmente nel settore nord-occidentale del Canale di Sicilia, nella fascia compresa tra Sciacca e Linosa (Palano et al., 2020). In particolare, questo settore ospita un’estesa attività magmatica sviluppatasi principalmente durante il Quaternario, e oltre alla presenza delle isole vulcaniche di Linosa e Pantelleria, è caratterizzato anche da una serie di edifici vulcanici sommersi, individuati nel corso di numerose campagne geologiche e geofisiche (Lodolo et al., 2019). L’attività vulcanica di Linosa è cessata oltre 25.000 anni fa, mentre l’attività eruttiva più recente dell’isola di Pantelleria risale al 1891, a circa 6 km a nord dell’attuale porto in corrispondenza di un sistema di fratture eruttive subacquee. Sull’isola di Pantelleria è anche presente un termalismo diffuso (fumarole e sorgenti di acque calde), chiari segnali di un vulcano ancora attivo. La formazione dell’Isola di Ferdinandea è un’altra chiara indicazione di vulcanismo ancora attivo. L’isola si formò nel 1831 quando, a seguito di un’eruzione sottomarina, emerse dal fondale marino e crebbe fino a generare un cono vulcanico alto 65 metri sopra il livello del mare e largo circa 300 metri, con un perimetro di quasi 1 chilometro. L’isola venne interamente smantellata in poco meno di sei mesi dal moto ondoso del mare e da una serie di frane sottomarine, essendo costituita da materiale vulcanico poco coerente. Attualmente non si tratta più di un’isola ma di una secca, cioè sostanzialmente un cono vulcanico sottomarino la cui sommità si trova a circa 9 metri di profondità, mentre la base giace su un fondale che varia fra i 150 e i 200 metri di profondità“.
L’attività sismica del Canale di Sicilia
Il Canale di Sicilia “è caratterizzato da una modesta attività sismica principalmente concentrata nel settore occidentale e con valori di magnitudo che non superano 4.7. Per quel che riguarda la sismicità storica, il terremoto più forte accaduto in questa zona è quello del 1740 che ha causato numerosi danni lungo la costa sud-occidentale siciliana e per il quale è stata stimata una magnitudo momento pari a 5.2 (Barbano et al., 1996). La vivace attività sismica che dal 18 gennaio 2023 stiamo registrando a sud dell’Isola di Malta si colloca ai margini sud-orientali dell’area affetta dal rifting miocenico (Figura 3),” sottolinea l’esperto. “Recenti misure geodetiche (Palano et al., 2012) hanno messo in evidenza il differente movimento tettonico di parte del Blocco Pelagico rispetto al movimento della Placca Africana, permettendo di ipotizzare la presenza di un blocco crostale indipendente “intrappolato” nel generale processo di collisione della placca Africana e quella Euroasiatica. In Sicilia, la parte settentrionale di questo blocco giace al di sotto della Catena Appenninico-Maghrebide originatasi in conseguenza del processo di convergenza, mentre la parte meridionale è delimitata dalle strutture tettoniche che definiscono le depressioni di Pantelleria, Linosa e Malta. Ad est il blocco è delimitato dalla Scarpata Ibleo-Maltese, mentre ad ovest potrebbe essere delimitato dalla struttura tettonica identificata tra Sciacca e Lampedusa in alcuni recenti lavori (Lodolo et al., 2019; Palano et al., 2020). In tale contesto, l’attività sismica registrata in questo ultimo periodo a sud dell’isola di Malta potrebbe collocarsi lungo il margine meridionale di questo blocco crostale indipendente. I dati di deformazione suggeriscono che questo margine possa essere caratterizzato da una cinematica transtensiva destra lungo strutture ad orientazione circa NO-SE. I meccanismi focali calcolati per i terremoti del 24 e del 30 gennaio 2023 (Figura 4) mostrano soluzioni compatibili con la cinematica descritta sopra. Tuttavia, a causa delle poche campagne geologiche e geofisiche condotte in questa zona, la reale conoscenza delle faglie attive e della loro dimensione è attualmente limitata“.

Relativamente alla recente sismicità nell’area, “solo nel caso dell’evento di magnitudo 5.6, avvenuto il 30 gennaio 2023, il Centro Allerta Tsunami dell’INGV ha diramato un messaggio di Information ai Paesi dell’area NEAM (North East Atlantic, Mediterranean and connected seas): non si è trattato, quindi, di un messaggio di allerta, essendo sotto la soglia stabilita nella Matrice Decisionale in uso al CAT. Negli altri casi della sequenza non c’è stata alcuna attivazione del CAT trattandosi di eventi sotto la soglia di magnitudo di 5.5“.
La sequenza sismica “è ancora in atto, e sebbene il numero giornaliero di scosse sia diminuito rispetto ai primi giorni, non è possibile escludere del tutto eventi sismici più forti di quelli avvenuti finora,” conclude il ricercatore INGV.
[1] Considerando la posizione di questi eventi rispetto alla Rete di monitoraggio sismico non è assicurata una completezza delle localizzazioni per i terremoti di magnitudo più moderata.
[2] Un rift continentale è convenzionalmente descritto come un processo di assottigliamento della litosfera che porta alla rottura di un continente in due placche tettoniche separate da una dorsale di nuova formazione.


Vuoi ricevere le notifiche sulle nostre notizie più importanti?