Clima, la sfida di Ultima Generazione: “il governo non ci fa paura, andiamo avanti”

"La repressione non ci spaventa. Noi andiamo avanti", fa sapere Ultima Generazione in merito al disegno di legge contro gli eco-vandali

Ultima Generazione, il gruppo di attivisti per il clima che negli ultimi mesi si è distinto per numerosi atti vandalici contro monumenti e opere d’arte, non indietreggia davanti al disegno di legge contro gli eco-vandali approvato ieri dal Consiglio dei Ministri. Anzi, rilancia l’appello alla disobbedienza civile, nonostante l’aumento delle pene previsto dal governo, incluse multe e carcere. “La repressione non ci spaventa. Noi andiamo avanti. Perché il clima non si ferma”, fanno sapere da Ultima Generazione.

Questo governo non vuole aprirsi al dialogo e non ha a cuore le famiglie che pagheranno sempre più cara la frutta e il riso e tutto il cibo, in una estate che sarà torrida e arida e dura da superare. La vera emergenza è il cambiamento climatico: perché non mettono altrettanta solerzia nel togliere i finanziamenti pubblici alle compagnie che lucrano sul gas e non lo investono per creare nuovi posti di lavoro e rendere socialmente sostenibile la transizione energetica?”, si chiede un’attivista contattata dalla Dire. “Perché il Presidente del Consiglio, non accetta un tavolo di lavoro per affrontare in modo strutturale il problema dello stravolgimento del clima e della siccità? Lei non è Mosè, ma può salvare il suo popolo“.

“Da un lato sono molto triste e, dall’altro, sono molto contenta di questo nuovo ddl pensato per fermare il movimento ecoclimatico. È molto triste vedere che i partiti di governo stanno gareggiando tra loro per punire chi imbratta in modo temporaneo opere d’arte e monumenti anziché preoccuparsi di immigrazione, siccità, bollette“, spiega l’attivista di Ultima Generazione. Se sentono di dover prendere provvedimenti del genere, prosegue, “è perché la disobbedienza civile sta funzionando e si sentono minacciati. La repressione è la prima risposta a ciò che non si vuole ascoltare. Noi siamo preparati alla repressione e non ci spaventa. Non possiamo fermarci, il clima non si ferma”. Infine, dice la militante, “il senso di giustizia che emerge dalle proposte di questi politici è molto simile alla vendetta o alla rappresaglia, concetti di cui devono evidentemente provare una certa nostalgia. La sproporzione tra il danno effettivo e la pena proposta è talmente stridente da cancellare ogni parvenza di giustizia o legittimità, delle norme e di chi le ha ideate”.