Nessun allarme acqua in Romagna per l’estate. La diga di Ridracoli è “piena da fine febbraio”; le falde e i pozzi di superficie, importanti in particolare per il Riminese, “stanno meglio rispetto all’anno scorso“; e se la situazione del Po “non è rosea, siamo meglio preparati ad affrontarla”. Il direttore di Romagna Acque, Giannincola Scarcella, aggiorna questo pomeriggio in commissione a Ravenna sullo stato del sistema idrico e sui prossimi e possibili investimenti della società, dalla terza direttrice, il “tubone”, al nuovo invaso a Premilcuore, fino alla desalinizzazione.
Dei 110 milioni di metri cubi d’acqua che dissetano le tre province di Ravenna, Rimini e Forlì-Cesena, precisa, il 53% viene da Ridracoli e il 47% da pozzi, falda e acqua superficiale. A monte di Forlimpopoli nel Forlivese, si trova il serbatoio principale, Ravenna ha poi due impianti di potabilizzazione, il Nip 1 e il Nip 2, e uno Rimini. Dunque le vulnerabilità sono date da una diga vuota e da una mancata alimentazione dei potabilizzatori.
Preoccupa il Po
A preoccupare dovrebbe essere soprattutto il Po che tramite il CER alimenta i due potabilizzatori ravennati. Il livello al Palantone dove di prelevano le acque è in effetti intorno ai tre metri sopra il mare, argomenta Scarcella, come lo scorso anno quando si è superato un livello di aspirazione delle pompe mai toccato. Il sistema ha continuato a funzionare e dovrebbe continuare a farlo anche perché il CER ha abbassato la posizione delle pompe, rassicura.
Gli interventi
Sul fronte degli investimenti, pare non appassionare più di tanto per gli elevati costi la diga di Quarto, attualmente in mano a Enel, che andrà di nuovo a gare nel 2029. Nel concreto c’è invece la terza direttice, un’infrastruttura a T per collegare il Nip 1 al serbatoio principale, e a cesenate e riminese. Tre province coinvolte, 10 Comuni per 53 chilometri di rete. Si entrerà nel vivo dei lavori in tre stralci da 103 milioni di euro nel 2026 per completarli entro il 2029. Con questo intervento “la struttura sarà più flessibile sulla distribuzione e più efficiente sulle eventuali rotture”.
La società “pensa” inoltre a una serie di interventi, a partire dal prolungamento della galleria di gronda a servizio della diga di Ridracoli fino al torrente Rabbi, per garantire volumi aggiuntivi tra i sette e i 13 milioni di metri cubi, con una spesa di circa 20 milioni di euro. Un nuovo invaso di Appennino con il “sito più favorevole” dopo una serie di esplorazioni a nord di Premilcuore tra i fiumi Rabbi e Fiumicello. “Metterebbe in sicurezza la Romagna per i prossimi 40-50 anni“, con 80-85 milioni di metri cubi d’acqua disponibili. Tra le ipotesi anche un impianto nell’area Bassette di Ravenna per il riuso tramite dissalazione di otto milioni di metri cubi d’acqua scaricati dal depuratore per il petrolchimico. Per il Riminese, inoltre, “l’aria più critica della Romagna“, si ipotizza di potenziare il sistema idrico con lo sviluppo del CER fino a Torre Pedrera per ulteriori sette-otto milioni di metri cubi, e un collegamento con la diga di Mercatale nelle Marche. Tra i progetti minori i piccoli invasi a Modigliana e San Bemedetto e il ragionamento sugli impianti di desalinizzazione dell’acqua marina con la ricerca delle soluzioni migliori sul tema costi e rifiuti.



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