L’Africa guarda sempre più allo spazio, con la volontà di sedersi al tavolo dei grandi progetti internazionali. Nel 1998, è stato lanciato il primo satellite africano ad opera dell’Egitto e da allora, l’Africa ha dimostrato di non voler rimanere indietro nell’ambito dell’aerospazio. Già dal 2016, l’Unione africana dispone di una sua politica spaziale e dal 2018 di un’agenzia specifica per coordinare la strategia nel settore. Ad oggi, sono stati lanciati almeno 52 satelliti da un totale di 16 Paesi africani nel quadro di progetti – dalla sperimentazione al monitoraggio delle risorse – in cui si sono distinti per ricerca ed investimenti, in particolare, il Sudafrica, l’Egitto, l’Algeria e l’Angola. Altri 125 satelliti sono in fase di sviluppo da parte di 23 Paesi del continente, per un lancio previsto prima del 2025.
Nel febbraio del 2019, il governo di Pretoria ha annunciato la messa in orbita del suo satellite Sunsat-1, lanciato dalla stazione californiana di Vandenberg, con il quale ha inaugurato la prima stagione spaziale sub-sahariana. Nel dicembre dello stesso anno, grazie al sostegno cinese, l’Etiopia ha lanciato il suo primo satellite di telerilevamento per l’osservazione terrestre, bissando l’esperienza un anno più tardi e consolidando un interesse per lo spazio manifestato dal Paese fin dal 2004, anno della creazione della Società Etiope per le Scienze Spaziali (ESSS).
Il Kenya
Dopo aver lanciato nel 2018 il suo primo nanosatellite sperimentale dalla Stazione Spaziale Internazionale (ISS), quest’anno il Kenya ha annunciato una nuova missione fra le stelle: il prossimo 11 aprile, l’Agenzia Spaziale Keniota (KSA) lancerà il suo primo satellite per l’osservazione della Terra. Il lancio avverrà dalla base californiana di Vandenberg a bordo di un razzo Falcon 9 di SpaceX, compagnia di Elon Musk. Il progetto ha una sua rilevanza, essendo stato il satellite interamente progettato e costruito da un team di ingegneri kenioti, sebbene la produzione ed il collaudo delle sue parti sia stato garantito dal gruppo aerospaziale bulgaro Endurosat Ad.
Il satellite fornirà dati per il supporto decisionale all’agricoltura e alla sicurezza alimentare, alla gestione delle risorse naturali e al monitoraggio ambientale, e permetterà di contribuire “in modo significativo alla crescita dello sviluppo satellitare, all’analisi dei dati, all’elaborazione e allo sviluppo di applicazioni”, secondo il direttore ad interim della KSA, Brig Hilary Kipkosgey. “Lo spazio è la prossima frontiera in molti modi e siamo felici di farne parte. Questo è il nostro momento di orgoglio“, ha detto Kipkosgey, aggiungendo che in occasione del lancio, sarà presente alla base di Vandenberg una delegazione keniota guidata dal primo segretario alla Difesa Patrick Mariru.
Spinta per la cooperazione internazionale
Al di là del finanziamento di singoli progetti africani da parte delle principali potenze, in primis Stati Uniti e Cina, la spinta del continente a partecipare a progetti di cooperazione internazionale rappresenta la vera chiave di volta per un ingresso a pieno titolo dell’Africa nella corsa allo spazio. Lo ha capito il Sudafrica, che nell’agosto del 2021 ha firmato un accordo di cooperazione in quest’ambito con i Paesi del gruppo emergente Brics (Brasile, India, Cina, Sudafrica), e che a novembre scorso ha annunciato la costruzione, in collaborazione con la NASA, di una stazione di terra nella regione centrale del Karoo. L’iniziativa consentirà in particolare di monitorare le missioni del programma a stelle e strisce Artemis, che intende riportare l’uomo sulla Luna.
Così, a dicembre scorso per la prima volta hanno aderito ad Artemis due Paesi africani – Ruanda e Nigeria – in occasione del vertice USA-Africa, ospitato a Washington dall’amministrazione USA. L’Africa, così, entra con convinzione nel progetto lanciato da Washington ed altri otto Paesi con l’obiettivo di promuovere la cooperazione spaziale bilaterale e multilaterale tra i firmatari, con l’impegno di rispettare principi quali la diffusione pubblica di dati scientifici, lo smaltimento responsabile dei detriti, la registrazione di oggetti spaziali e di istituire ed attuare standard di interoperabilità, stabilendo più in generale un quadro di cooperazione per le future esplorazioni spaziali.
Le iniziative di altri Paesi africani
Altri Paesi dell’Africa non vogliono restare ai margini del mercato e hanno deciso di avviare i loro progetti grazie a sostegni esterni. È il caso dello Zimbabwe e dell’Uganda, che con l’aiuto del Giappone hanno lanciato nello spazio i loro primi satelliti per raccogliere dati utili alle previsioni meteorologiche ed all’agricoltura, mentre il Botswana promette di inviare il suo entro quest’anno. A gennaio scorso, infine, il Gibuti ha firmato un protocollo con la Hong Kong Aerospace Technology, società cinese che gestirà la costruzione di un porto spaziale commerciale del valore di 1 miliardo di dollari, progetto da realizzare, secondo gli accordi, nel giro di cinque anni nella regione settentrionale di Obock.
L’Africa nello spazio
Secondo un rapporto del centro di monitoraggio nigeriano “Space in Africa”, nel 2021 l’economia spaziale africana valeva circa 19,5 miliardi di dollari, una stima in crescita e che secondo gli esperti potrebbe lievitare fino a oltre 22,6 miliardi entro il 2026. Nel complesso, l’industria aerospaziale africana impiega circa 20mila persone in tutto il continente e può contare su almeno 272 società del settore economico New Space attive nella democratizzazione dello spazio. Secondo i relatori, si tratta di aziende domiciliate in 31 Stati africani che hanno saputo dar prova di innovazione nelle tecnologie spaziali, applicate ad ambiti che vanno dalla medicina ai trasporti, ai servizi di comunicazione satellitare.
Complessivamente, i Paesi africani interessati allo spazio hanno stanziato un totale di 534,9 milioni di dollari per il funzionamento dei rispettivi programmi spaziali nel 2022, un bilancio in aumento rispetto ai 523,2 milioni di dollari destinati l’anno precedente.


Vuoi ricevere le notifiche sulle nostre notizie più importanti?