Life Bee Adapt: il progetto per tutelare gli impollinatori

Quando si parla di cambiamento climatico i primi a subirne l'impatto sono gli impollinatori che rappresentano una componente chiave della biodiversità globale
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Quando al cambiamento climatico si sommano l’incremento di pratiche agricole intensive e non sostenibili, il degrado e la scomparsa di habitat naturali e semi-naturali e la forte diffusione di monocolture, i primi a subirne l’impatto sono gli impollinatori che rappresentano una componente chiave della biodiversità globale. La loro attività è alla base di molti processi ecologici e del funzionamento degli ecosistemi: dagli impollinatori dipende la riproduzione di oltre l’85% delle piante selvatiche e più del 70% delle colture agrarie, ma non solo, il valore economico del servizio di impollinazione animale è stimato in circa 153 miliardi di dollari a livello mondiale, dei quali circa 26 miliardi nella sola Europa e circa 3 miliardi in Italia. (ISPRA, 2021).

Una funzione che è pero a rischio, aumento delle temperature medie stagionali, gelate tardive sempre più frequenti, prolungati periodi di siccità alternati a precipitazioni intense hanno infatti provocato uno sfasamento tra i tempi di fioritura e l’attività degli impollinatori. Studi recenti hanno dimostrato che molte specie di insetti impollinatori hanno visto anticipare il proprio periodo di attività di ben sei giorni negli ultimi 60 anni e la durata del loro volo diminuire di due giorni. (Duchenne et al., 2020). Secondo la European Red Lists of Bees, delle circa 2000 specie di api europee, quasi il 10% è in declino (l’8% è da considerarsi in declino a livello di popolazione e un altro 9% è a rischio di estinzione).

Da questa situazione non si discosta il nostro Paese. In Italia, secondo le Liste Rosse IUCN (International Union for Conservation of Nature) delle 151 specie di api native valutate (su un totale di oltre 1100 apoidei censiti in Italia), 34 (pari al 22%) sono quelle in pericolo. Nello specifico: 5 sono potenzialmente estinte, altre 2 specie sono in pericolo critico, 10 specie sono in pericolo, 4 specie sono vulnerabili e altre 13 sono prossime ad uno stato di minaccia. Anche i dati sulle farfalle non sono per nulla rassicuranti, delle 289 specie di farfalle diurne, 18 (pari al 6.3%) sono a rischio di estinzione.

Chi sono gli impollinatori?

Non solo le api, note per la produzione di miele, ma tutti quegli animali che visitano i fiori alla ricerca di nettare e polline, contribuendo così alla riproduzione delle piante. Tra gli insetti impollinatori si distinguono principalmente quattro gruppi: gli Imenotteri (le api selvatiche, i bombi, le vespe, le api domestiche); i Lepidotteri (farfalle e falene); i Ditteri (soprattutto Sirfidi) ed infine i Coleotteri. Proprio per tutelare gli impollinatori e mitigare i rischi associati al progressivo degrado degli ecosistemi e alla crisi climatica nasce il progetto LIFE BEEadapt – a pact for pollinators adaptation to climate change, cofinanziato dal programma LIFE dell’Unione europea.

Avviato a settembre 2022 e con una durata di 48 mesi, il progetto LIFE BEEadapt si pone come obiettivo chiave quello di predisporre una strategia condivisa su larga scala geografica per l’adattamento degli impollinatori ai cambiamenti climatici, uno dei principali fattori di minaccia per la conservazione di questi insetti e conseguentemente per il servizio ecosistemico dell’impollinazione.

I dati sulle minacce agli impollinatori

I dati sulle minacce agli impollinatori parlano chiaro e mostrano un quadro critico per questi organismi la cui attività risulta fondamentale per garantire il funzionamento degli ecosistemi ovvero la lora integrità funzionale e strutturale. Per far fronte a questo tragico scenario il progetto ha sviluppato 4 linee di intervento – da applicare in aree a forte vocazione naturale (Parco nazionale dell’Appennino tosco-emiliano e Riserva naturale Monte Torricchio, quest’ultima nelle Marche), in aree periurbane (le aree protette gestite da Roma Natura, nel Lazio) e in territori a forte vocazione agricola (le aree dell’agro-pontino sempre nel Lazio).

“Il progetto LIFE BEEadapt riconosce che la crisi climatica, nonché gli effetti negativi che da essa discendono, può essere superata solo se si costruisce un modello di azione unitario, condiviso da stakeholder pubblici e privati, dai cittadini, a livello locale, regionale e nazionale- commenta Willy Reggioni, Responsabile servizio conservazione della natura del Parco Nazionale dell’Appennino tosco-emiliano- Questo è possibile solo se si creano sempre più occasioni in grado di trasmettere consapevolezza e sensibilizzare sull’importanza dell’integrità strutturale e funzionale dei sistemi naturali”.

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