Le lune più grandi di Urano potrebbero nascondere oceani salati

Un nuovo studio ha rivelato che alcune lune di Urano probabilmente contengono "oceani con alte concentrazioni di sale"
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Le 4 lune più grandi di Urano potrebbero ospitare oceani salati sotto le loro superfici ghiacciate: lo suggerisce un nuovo studio. Gli scienziati che hanno riesaminato i dati di 40 anni fa inviati dalla navicella Voyager 2 della NASA affermano che i satelliti Titania e Oberon, che orbitano a maggiore distanza da Urano, potrebbero nascondere oceani a 50 km di profondità, mentre Ariel e Umbriel potrebbero celarli a 30 km. La nuova ricerca spiega come il calore interno persistente delle lune di Urano e alcune sostanze chimiche potrebbero renderle mondi d’acqua nonostante la loro posizione nei freddi confini esterni del Sistema Solare.

All’inizio della loro storia, le 5 lune più grandi di Urano – Titania, Oberon, Ariel, Umbriel e Miranda – probabilmente ospitavano vasti oceani da 100 km a 150 km di profondità, hanno spiegato i ricercatori. Se hanno beneficiato del riscaldamento a lungo termine del loro pianeta, potrebbero avere mantenuto un oceano. Ad esempio, Europa di Giove ed Encelado di Saturno, che ospitano entrambi grandi oceani sotterranei, flettono le loro viscere e le croste ghiacciate in risposta alla forte attrazione gravitazionale dei loro pianeti. Gli scienziati ipotizzano che questo calore mareale aiuti le lune a mantenere la loro acqua sotterranea in forma liquida, favorevole alla vita. L’attrazione di Urano, però, è molto più debole di quella di Saturno o Giove, quindi gli oceani nelle 4 lune più grandi del pianeta potrebbero essere ghiacciati ormai.

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Credit: NASA, ESA, CSA, STScI, J. DePasquale (STScI)

Per saperne di più su come potrebbero essersi evolute le lune più grandi di Urano, il team di Julie Castillo-Rogez, planetary scientist del Jet Propulsion Laboratory della NASA ha costruito un modello raccogliendo i risultati delle missioni della NASA che hanno studiato altri mondi oceanici. Questi includevano la luna di Saturno Encelado, osservata dalla missione Cassini, il pianeta nano Cerere, studiato da Dawn, e la più grande luna di Plutone, Caronte, che New Horizons ha osservato durante l’epico sorvolo di Plutone nel 2015.

Il modello del team ha rivelato che le lune di Urano probabilmente contengono “oceani sottili con alte concentrazioni di sale“, secondo il nuovo studio. Ciò sarebbe dovuto al limitato calore interno residuo della loro nascita, nonché all’ammoniaca, la cui natura “antigelo” aiuta a mantenere l’acqua nella sua forma liquida anche a temperature molto basse.

Gli oceani su queste lune di Urano hanno circa 150 grammi di sale per ogni litro d’acqua, secondo i ricercatori. In confronto, il Great Salt Lake dello Utah negli Stati Uniti è 2 volte più salato, ma la vita riesce comunque a prosperare dentro e intorno ad esso.

Non è chiaro quale sia, invece, il potenziale oceanico della 5ª luna più grande di Urano, Miranda. Sebbene ricerche precedenti abbiano accennato a un oceano nascosto per spiegare intriganti particelle cariche esplose nello Spazio, Miranda è così piccola che molto probabilmente il suo oceano interno si è congelato solo pochi milioni di anni dopo la sua formazione, hanno spiegato i ricercatori nell’ultimo studio.

Finora, Urano è stato visitato brevemente solo da Voyager 2 – che ha individuato 10 nuove lune e un paio di nuovi anelli attorno al gigante di ghiaccio – durante il suo sorvolo del gennaio 1986. Il pianeta potrebbe attirare più attenzione in un futuro non troppo lontano, però, in parte perché la ricerca sugli esopianeti ha rivelato che i giganti di ghiaccio sono tra i pianeti più comuni, ma meno compresi, della galassia.

La NASA sta sviluppando una potenziale missione verso il pianeta, attualmente chiamata Uranus Orbiter and Probe (UOP), che includerebbe un orbiter per raccogliere dati sul gigante di ghiaccio e le sue lune da lontano e una sonda che cadrebbe nell’atmosfera del pianeta per raccogliere informazioni dettagliate.

Il nuovo studio è stato pubblicato sul Journal of Geophysical Research.

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