Clima, l’esperto: “metano è problema molto più grave della CO2”

Clima e ambiente, il prof. Piero Di Carlo lancia l'allarme sull'utilizzo del metano evidenziando come le politiche sui cambiamenti climatici sono troppo sbilanciate sull'anidride carbonica sottovalutando appunto il metano che è un "problema molto peggiore"

Il metano è un elemento molto più subdolo dell’anidride carbonica perché oltre ad essere un gas clima-alterante è precursore di inquinanti secondari come ozono e particolato atmosferico“. A spiegarlo è Piero Di Carlo, professore ordinario di fisica dell’atmosfera e climatologia presso l’Università ‘G. d’Annunzio’ di Chieti-Pescara, interpellato su quanto e come inquina il metano rispetto all’anidride carbonica.

Dopo decenni di politiche di contenimento delle emissioni di anidride carbonica – spiega Di Carlo all’ANSA – anche per il metano, a partire dalla COP di Glasgow del 2021 è stato stabilito un obiettivo di riduzione delle emissioni: 30% in meno entro il 2030. Il metano per anni è stato messo in priorità più bassa, in termini di interventi urgenti per contenere l’aumento di temperatura terrestre, solo perché, a differenza dell’anidride carbonica, reagisce con altri composti e quindi mediamente in una decina di anni viene rimosso dall’atmosfera. Il problema è che questi processi di rimozione dall’atmosfera, attraverso reazioni con l’ossidrile OH, producono ozono e particolato secondario, tra i principali elementi del degrado della qualità dell’aria, e acclarati responsabili di danni gravi per la salute umana“.

E se il metano viene usato come combustibile? Produce anidride carbonica e ossidi di azoto. “Quindi il metano – sottolinea il professore Di Carlose emesso in atmosfera contribuisce al cambiamento climatico e se si calcola il suo potenziale di riscaldamento globale (GWP) – che tiene conto della concentrazione, forzante radiativo e permanenza in atmosfera – il metano su 25 anni ha un GWP 72 volte maggiore dell’anidride carbonica, su 100 anni 25 volte maggiore, mentre su 500 anni 8 volte maggiore dell’anidride carbonica. Se lo brucio nei motori dei mezzi di trasporto o nelle caldaie per riscaldare, come detto, produce ozono e anidride carbonica: si può ancora pensare di raggiungere gli obiettivi di contenimento dell’aumento di temperatura terrestre e miglioramento della qualità dell’aria, facendo ricorso al metano? Forse è arrivato il momento di riscrivere una pubblicità ingannevole di qualche anno fa: Il metano non ti dà una mano!“.