Covid: secondo uno studio, l’inquinamento fa invecchiare di dieci anni

Le persone esposte all'inquinamento atmosferico, che hanno contratto il Covid-19, sembrano essere invecchiate di dieci anni

Le persone esposte all’inquinamento atmosferico, che hanno contratto il Covid-19, sembrano essere invecchiate di dieci anni. Lo dimostra l’indagine dell‘European Respiratory Society, pubblicata su sull’European Respiratory Journal. Dallo studio e’ emerso che le persone esposte a un’aria piu’ contaminata, prima di contrarre la malattia, hanno trascorso quattro giorni in piu’ in ospedale, riportando le stesse complicazioni di chi ha dieci anni in piu’. Lo studio belga ha anche dimostrato che i livelli di inquinamento atmosferico misurati nel sangue dei pazienti erano collegati a un aumento del 36% del rischio di dover ricorrere a cure intensive. Uno studio separato condotto in Danimarca ha dimostrato che l’esposizione all’inquinamento atmosferico e’ legata a un aumento del 23% del rischio di morte per Covid-19.

In entrambi gli studi, il livello di inquinamento atmosferico e’ risultato inferiore agli standard legali dell’Unione Europea (UE). Secondo i ricercatori, l’effetto dell’inquinamento sul tempo trascorso in ospedale dai pazienti e’ equivalente a un decennio di eta’ in piu’. Al contrario, l’effetto della riduzione dell’esposizione all’inquinamento e’ stato dal 40 all’80% piu’ efficace nel ridurre i tempi di degenza dei pazienti rispetto ad alcuni dei migliori trattamenti disponibili. L’inquinamento atmosferico e’ noto come uno dei principali fattori di rischio per le malattie respiratorie; aumenta, infatti, l’infiammazione nei polmoni, indebolisce le difese immunitarie e causa problemi polmonari preesistenti che peggiorano gli esiti delle nuove infezioni.

Inquinamento atmosferico

La ricerca dimostra che la riduzione dell’inquinamento atmosferico e’ una misura cruciale per ridurre le malattie e i decessi durante le future epidemie di malattie respiratorie, compresa la stagione influenzale annuale. La ricerca dimostra, inoltre, che un’aria piu’ pulita ha portato benefici per la salute quasi pari ad alcuni dei trattamenti medici somministrati ai pazienti della Covid-19. “La riduzione dell’inquinamento atmosferico, anche se a livelli relativamente bassi, aumenta la salute della popolazione e la rende meno suscettibile a future pandemie” ha dichiarato il professor Tim Nawrot, dell’Universita’ di Hasselt in Belgio.

“La pandemia ha messo a dura prova medici, infermieri e altri operatori sanitari. La nostra ricerca suggerisce che l’inquinamento atmosferico ha reso questo onere ancora maggiore”, ha continuato Nawrot. “Questi risultati mostrano come l’inquinamento atmosferico possa compromettere il nostro sistema immunitario e lasciarci vulnerabili. La riduzione dell’inquinamento atmosferico dovrebbe essere al centro delle misure preventive per le pandemie attuali e future, oltre che una strategia per affrontare le pandemie di influenza stagionale”, ha dichiarato Zorana Jovanovic Andersen, dell’Universita’ di Copenaghen, Danimarca, e autrice senior dello studio danese.

Lo studio belga, pubblicato sull’European Respiratory Journal, ha seguito piu’ di 300 pazienti ricoverati con Covid-19 tra maggio 2020 e marzo 2021. Sono stati raccolti dati sui livelli di tre inquinanti, quali particelle fini, biossido di azoto e fuliggine, nelle case dei pazienti ed e’ stata misurata anche la quantita’ di fuliggine nel sangue dei malati. Sono stati presi in considrerazione altri fattori noti per influenzare la malattia di Covid-19, come l’eta’, il sesso e il peso. I ricercatori hanno scoperto che le persone esposte ad un livello piu’ alto di inquinamento, una settimana prima del ricovero in ospedale, hanno trascorso circa quattro giorni in piu’ in ospedale. Hanno, inoltre, appreso che il livello piu’ basso di inquinamento atmosferico ha portato a miglioramenti della salute equivalenti al 40-80% dei benefici dei farmaci usati per trattare la Covid, come il remdesivir.

Inquinamento e malattie polmonari, il collegamento

Lo studio danese, anch’esso pubblicato sull’ sull’European Respiratory Journal, ha utilizzato il sistema di sorveglianza nazionale Covid-19 della Danimarca per seguire tutti i 3,7 milioni di persone del Paese di eta’ pari o superiore ai 30 anni nei primi 14 mesi della pandemia. E’ emerso che i pazienti esposti al livello piu’ elevato di inquinamento atmosferico, nel 2019, avevano circa il 23% di probabilita’ in piu’ di morire a causa della Covid-19. Uno studio simile condotto di recente a New York ha rilevato un aumento del rischio di morte dell’11%.

“Stiamo trovando sempre piu’ prove del fatto che respirare aria inquinata contribuisce alle malattie polmonari, comprese le infezioni“, ha dichiarato Charlotte Suppli Ulrik, responsabile dell’assemblea della European Respiratory Society sull’ambiente e l’epidemiologia. “Sebbene l’emergenza sanitaria globale Covid-19 sia terminata, l’impatto dell’inquinamento sulla nostra salute continua e abbiamo bisogno che i governi agiscano per il bene della nostra salute e dei nostri servizi sanitari”, ha sottolineato Ulrik.