La Svizzera è famosa per essere una democrazia diretta: nel Paese elvetico, infatti, i cittadini in media vanno a votare ogni tre mesi e decidono tramite referendum se approvare o bocciare quasi ogni singola legge. Adesso c’è un nuovo appuntamento elettorale, fissato per domenica 18 giugno, che è storico: arriva dopo 9 mesi dal precedente, dopo che due turni referendari erano stati annullati. E’ la prima volta dopo 25 anni che gli elettori svizzeri non si esprimevano per così “tanto” tempo.
I quesiti referendari saranno tre, e in modo particolare due sono eccezionalmente legati a temi scientifici. Il primo quesito riguarda la legge sul progetto OCSE e G20 sull’imposizione di nuove tasse ai grandi gruppi di imprese. Il secondo quesito riguarda la legge sul clima, il terzo quesito riguarda la legge Covid-19.
Per quanto riguarda la legge sul clima, il governo federale ha proposto una serie di misure per raggiungere la “neutralità climatica” nel 2050, quindi con un orizzonte di oltre 26 anni. senza però alcun vincolo, obbligo o restrizione. La proposta è quella di ridurre in modo lento e progressivo il consumo di petrolio e gas fornendo contributi finanziari a chi sostituisce i propri impianti tradizionali nell’elettrico. Il governo federale ha realizzato questa legge bocciando la proposta più estrema degli ambientalisti, che avevano previsto obblighi molto rigidi e restrizioni insostenibili per i cittadini, ma comunque cittadini e comitati hanno chiesto un referendum in quanto ritengono in ogni caso dannosa la transizione all’elettrico per questioni prettamente tecniche.
Il comitato referendario, infatti, mette in guardia contro un forte
incremento del fabbisogno di elettricità e un massiccio aumento dei prezzi della corrente elettrica. Non ritiene realistico il previsto passaggio da olio da riscaldamento, gas, diesel e benzina a un approvvigionamento energetico basato sull’elettricità. Secondo il comitato, il progetto manca di pianificazione, aggrava la penuria di elettricità, deturpa l’ambiente e mette in pericolo la sicurezza dell’approvvigionamento.
In ogni caso, comunque vada, si tratta di una proposta molto soft, equilibrata e di buon senso (anche qualora dovesse essere approvata), rispetto agli estremismi che molti politici pseudo-ambientalisti alimentano in Europa e anche in Italia.
Per quanto riguarda infine la legge Covid-19, il governo ritiene che l’evoluzione dell’epidemia sia “ancora imprevedibile” e non esclude che possano emergere nuove varianti pericolose. Per questo motivo il Parlamento ha deciso di prorogare sino a fine giugno 2024 alcune misure previste dalla legge Covid-19. In caso di necessità, le autorità potranno così intervenire rapidamente per proteggere le persone particolarmente a rischio e il sistema sanitario. Contro la proroga è stato chiesto il referendum, anche alla luce del fatto che persino l’OMS ha ormai dichiarato conclusa la pandemia.
Secondo il comitato, prorogare la legge Covid-19 è inutile e dannoso. La legge consente infatti di reintrodurre in qualsiasi momento “misure discriminatorie“. Un no alla proroga permetterebbe di ricompattare una società divisa e di tornare alla normalità.
