Il Ministero delle emergenze russo ha riferito che dal 6 giugno, quando è stata distrutta la diga della centrale idroelettrica di Kakhovka, 1.736 persone, tra cui 165 bambini, sono state salvate dalle aree allagate della regione di Kherson (foto nella gallery a corredo dell’articolo). In totale, la parte russa ha evacuato 6.026 persone, tra cui 235 bambini e 81 persone con mobilità ridotta, ha indicato il Ministero.
Secondo Ukrhydroenergo, la società statale che gestisce la centrale idroelettrica distrutta dall’esplosione, “il livello dell’acqua nel fiume Dnipro a Kherson è di 4,18 metri e diminuisce di 54 centimetri al giorno e il tasso medio di deflusso è di 4-5 cm all’ora. Gli esperti lo attribuiscono a una diminuzione della pressione del giacimento. Tuttavia, la situazione è difficile da prevedere e richiede un ulteriore monitoraggio“, si legge in un comunicato pubblicato su Ukrinform.
Nel suo aggiornamento quotidiano di intelligence, il Ministero della Difesa britannico ha reso noto che il crollo della diga di Kakhovka ha quasi certamente “pesantemente compromesso” la principale fonte di acqua dolce della penisola di Crimea occupata, ovvero il Canale della Crimea del Nord. L’NCC attinge l’acqua dal bacino di Kakhovka, da un ingresso più in alto rispetto al letto del serbatoio, si legge nel report. Al 9 giugno il livello dell’acqua nel bacino era probabilmente sceso al di sotto del livello dell’ingresso e l’acqua smetterà presto di fluire in Crimea, osservano gli esperti, sottolineando che ciò ridurrà la disponibilità di acqua dolce nel Sud della regione di Kherson e nel Nord della Crimea. Le comunità sia sul lato russo sia su quello ucraino del fiume Dnipro inondato, conclude il rapporto, stanno affrontando una crisi igienico-sanitaria con accesso limitato all’acqua pulita e aumento del rischio di malattie trasmesse dall’acqua.









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