Le ossa raccontano una storia diversa: nuove scoperte sulle vittime della pandemia di Spagnola

Si stima che la Spagnola abbia causato la morte di circa 50 milioni di persone in tutto il mondo
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Le ossa delle vittime della pandemia di Spagnola del 1918 stanno rivelando una nuova storia. In contrasto con la convinzione diffusa basata sui resoconti storici dell’epoca, un recente studio pubblicato sulla rivista Pnas dell’Accademia Nazionale delle Scienze americana, condotto dalla McMaster University in Canada, ha scoperto che l’influenza non ha colpito in modo sproporzionato i giovani adulti in buona salute.

I ricercatori hanno analizzato centinaia di resti umani, giungendo alla conclusione che il razzismo, la discriminazione e le condizioni di salute preesistenti hanno giocato un ruolo cruciale nell’amplificare gli effetti dell’influenza, analogamente a quanto accaduto durante la pandemia da Covid-19.

Si stima che questa pandemia abbia causato la morte di circa 50 milioni di persone in tutto il mondo. Il team di ricerca, guidato da Amanda Wissler, ha esaminato le ossa di 369 individui ospitati nel Museo di Storia Naturale di Cleveland, tutti deceduti tra il 1910 e il 1938. Le ossa umane forniscono preziose informazioni sulla vita di una persona, inclusa la sua salute. Ad esempio, una cattiva salute può determinare una statura inferiore, una crescita irregolare e difetti nello sviluppo dei denti, tra altri segni. Inoltre, le lesioni fisiche e le infezioni causano un’infiammazione che può essere rilevata attraverso l’analisi delle ossa, consentendo di determinare se la lesione era ancora infiammata al momento della morte o in fase di guarigione.

Confrontando chi aveva lesioni e se queste erano attive o in via di guarigione otteniamo un quadro di ciò che chiamiamo ‘fragilità’ di un individuo, ovvero chi mostra le maggiori probabilità di morire,” ha spiegato Sharon DeWitte dell’Università del Colorado a Boulder e co-autrice della ricerca. “Il nostro studio mostra che le persone con queste lesioni attive sono anche le più fragili“. Inoltre, lo stesso si può dire per chi aveva sofferto in precedenza di malnutrizione e altri fattori di stress ambientali, tipici di individui che vivevano in condizioni socioeconomiche svantaggiate.

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