Se vi capita di essere fuori prima dell’alba in questi giorni e di alzare lo sguardo e di intravedere “stelle cadenti“, ci sono buone probabilità che si tratti di frammenti lasciati nello Spazio dalla famosa cometa di Halley. Durante la terza settimana di ottobre lo spettacolo generato da questi detriti cosmici, le Orionidi, raggiunge il picco.
Quest’anno si prevede che raggiungano il loro massimo prima dell’alba di domenica mattina, il 22 ottobre. Orione (la parte di cielo da cui sembra scaturire, da qui il nome dello sciame) è una costellazione invernale: in questo momento, all’inizio dell’autunno, appare davanti a noi nel nostro percorso attorno al Sole e come tale non si è completamente alzato sopra l’orizzonte orientale, se non dopo le 23, ora locale. Diverse ore dopo, tra le 4 e le 5 del mattino, è alto nel cielo verso Sud-Sud/Est.
Come vedere le Orionidi
Quest’anno l’osservazione delle scie luminose sarà favorevole perché la Luna sarà al Primo Quarto e tramonterà intorno alle 23:30 ora locale di sabato sera, 21 ottobre, e non rappresenterà un ostacolo luminoso per coloro che osservano le Orionidi durante le ore prima dell’alba.
Per vedere il maggior numero di meteore, però, è meglio non guardare nella direzione del radiante, ma piuttosto a circa 30 gradi da esso, in direzione del punto direttamente sopra di noi (lo zenit). Il pugno chiuso tenuto a distanza di un braccio equivale all’incirca a 10 gradi, quindi è consigliato rivolgere lo sguardo a “3 pugni” da Betelgeuse, la stella che forma la spalla sinistra di Orione.
Quando vedere le stelle cadenti
La visibilità delle Orionidi si estende dal 16 al 26 ottobre, con un picco di attività di forse 15-20 meteore all’ora la mattina del 22 ottobre. Uscite prima dell’alba in una qualsiasi di queste mattine e, se vedete una meteora, c’è circa una probabilità del 75% che sia probabilmente un sottoprodotto della cometa di Halley. Le ultime scie luminose delle Orionidi di solito compaiono tra l’inizio e la metà di novembre.
Il momento migliore per osservare le stelle cadenti inizia da circa l’1 o le 2 del mattino, ora locale, fino alle prime luci dell’alba, quando Orione si trova più in alto sopra l’orizzonte meridionale. Più alto è Orione, più meteore appaiono in tutto il cielo. Le Orionidi sono uno dei pochi sciami meteorici conosciuti che possono essere osservati ugualmente bene sia dall’emisfero settentrionale che da quello meridionale.
In genere, le meteore delle Orionidi sono normalmente deboli e non ben visibili dalle località urbane, quindi si consiglia di trovare un luogo privo di inquinamento luminoso per vedere le stelle cadenti.
La cometa di Halley e la spazzatura cosmica
Le comete sono i resti dell’universo primordiale, i pezzettini di gas semplici – metano, ammoniaca, anidride carbonica e vapore acqueo – rimasti inutilizzati quando il Sole e i pianeti del Sistema Solare hanno assunto la loro forma attuale. I meteoroidi rilasciati nello Spazio da questi detriti cometari sono i resti del nucleo di una cometa. Tutte le comete prima o poi si disintegrano in sciami meteorici, e quella di Halley in questo momento è ben inserita in questo processo.
Queste minuscole particelle, per lo più di dimensioni variabili dalla polvere ai granelli di sabbia, rimangono lungo l’orbita originale della cometa, creando un “fiume di detriti” nello Spazio. Nel caso della cometa di Halley, la scia di detriti è stata distribuita più o meno uniformemente lungo tutta la sua orbita. Quando questi minuscoli frammenti di cometa si scontrano con la Terra, l’attrito con la nostra atmosfera produce l’effetto comunemente chiamato “stelle cadenti“.
Inoltre, la cometa di Halley ha lasciato un’eredità sotto forma non di uno, ma di 2 sciami meteorici annuali. Questo perché la sua orbita si avvicina molto all’orbita terrestre in 2 luoghi diversi. Un punto di intersezione è nella prima parte di maggio, e produce le Eta Aquaridi. L’altro punto arriva proprio ora, tra la metà e la fine di ottobre, producendo le Orionidi.
In questo momento, Halley si sta avvicinando alla fine del suo lungo percorso ellittico attorno al Sole, oltre l’orbita di Nettuno. La sua ultima visita attraverso il Sistema Solare interno risale all’inverno del 1986. Arriverà all’afelio – il suo punto più lontano dal Sole, a 5,28 miliardi di km dalla nostra stella – entro la fine dell’anno, all’inizio di dicembre. Successivamente, inizierà il suo lungo viaggio di ritorno verso il Sole, con ritorno previsto per la metà dell’estate del 2061.


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