È stato rifiutato l’Appello dei genitori di Indi Gregory, la bimba inglese affetta da una rara malattia mitocondriale, per impedire il distacco delle macchine che la tengono in vita. Lo hanno deciso i giudici inglesi al termine dell’udienza di oggi. Inizialmente, Jacopo Coghe, portavoce di Pro Vita & Famiglia onlus, e l’avvocato Simone Pillon, che stanno seguendo gli sviluppi del lato italiano della vicenda in contatto con i legali inglesi e la famiglia della piccola, avevano comunicato che il termine per il distacco dei supporti vitali era fissato a lunedì 13 novembre ma hanno in seguito precisato che l’interpretazione corretta della sentenza indica che il distacco verrà effettuato il prima possibile, già domani.
“L’ostinazione dei giudici inglesi nel voler mettere fine alla vita di questa piccola combattente nonostante il parere medico contrario dell’Ospedale Bambino Gesù è qualcosa di semplicemente satanico”, ha scritto su X Pro la onlus.
Il giudice inglese Peter Jackson ha definito l’intervento italiano per il caso di Indi Gregory ai sensi della Convenzione dell’Aia, “non nello spirito della Convenzione”. I giudici hanno inoltre affermato che i tribunali inglesi sono nella posizione migliore per valutare “l’interesse superiore” della bambina, quindi non è necessario un tribunale italiano, hanno reso noto Coghe e Pillon. I legali della famiglia Gregory fanno sapere che, dopo la pronuncia di oggi, si lavora ad altri percorsi.
Meloni al Regno Unito: “trasferire Indi in base alla Convenzione dell’Aia”
Il governo si è appellato al Regno Unito per il trasferimento di Indi Gregory in Italia in nome della Convenzione dell’Aia del 1996. Ieri, infatti, il Premier Giorgia Meloni ha scritto una lettera al Lord cancelliere e segretario di Stato per la Giustizia del Regno Unito “al fine di sensibilizzare le autorità giudiziarie” inglesi per rendere possibile alla bimba “accedere al protocollo sanitario di un ospedale pediatrico italiano“. La lettera mira a sbloccare la situazione “in tempo utile perché Indi possa accedere a questa possibilità nello spirito di collaborazione che da sempre contraddistingue i due Paesi”.
Nella sua lettera, Meloni fa riferimento all’articolo 32 della Convenzione dell’Aia sulla competenza, la legge applicabile, il riconoscimento, l’esecuzione e la cooperazione in materia di responsabilità genitoriale e di misure di protezione dei minori. “Su richiesta motivata dell’Autorità centrale o di un’altra autorità competente di uno Stato contraente col quale il minore abbia uno stretto legame – si legge nella disposizione -, l’Autorità centrale dello Stato contraente in cui il minore ha la sua residenza abituale e in cui si trova può, o direttamente o tramite autorità pubbliche o altri enti: a) fornire un rapporto sulla situazione del minore; b) chiedere all’autorità competente del suo Stato di esaminare l’opportunità di adottare misure volte alla protezione della persona o dei beni del minore”.
Il trasferimento di Indi Gregory “in un importante ospedale pediatrico” italiano “è nell’interesse della bambina: non le causerà alcun dolore, come assicurano i nostri medici, e le darà solo un’ulteriore concreta opportunità di vivere una vita dignitosa“, ha scritto Meloni nella lettera, affinché metta “a conoscenza formalmente l’autorità giudiziaria” inglese “che sta esaminando la questione” della “possibilità per la bambina di accedere al protocollo terapeutico proposto da un importante ospedale pediatrico del mio Paese”. “A differenza del protocollo proposto dall’ospedale di Nottingham, questo trattamento non è irreversibile, ma modificabile in base alle migliori esigenze del bambino”, sottolinea Meloni.


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