Stiamo vivendo un autunno molto caldo, con temperature che per diverso tempo sono state praticamente estive. Queste condizioni hanno spinto molte località del Nord a rinviare l’accensione dei riscaldamenti nei giorni scorsi. Un risvolto positivo è quello legato ai consumi energetici, considerando gli alti costi dell’energia degli ultimi anni. Si tratta di una situazione che, più in generale, si riflette anche a livello europeo. I dati Eurostat, infatti, dimostrano che nell’UE, il fabbisogno di riscaldamento di un determinato edificio nel 2022 è stato inferiore di circa due decimi rispetto al 1979 e la necessità di raffreddare un determinato edificio nell’UE nel 2022 è stata quasi quattro volte superiore rispetto al 1979.
L’uso di indicatori o indici come i “gradi giorno di riscaldamento” e i “gradi giorno di raffreddamento” può contribuire alla corretta interpretazione del consumo energetico per il raffreddamento e il riscaldamento degli edifici. Gradi giorno di riscaldamento (HDD) e gradi giorno di raffreddamento (CDD) sono indici tecnici basati sulle condizioni meteorologiche progettati per descrivere il fabbisogno energetico degli edifici in termini di riscaldamento (HDD) o raffreddamento (CDD), si legge sul sito di Eurostat, che riporta le variazioni di HDD e CDD dal 1979, sulla base dei dati disponibili.
I valori dei gradi giorno di riscaldamento stanno diminuendo nel tempo nell’Ue
I valori dei gradi giorno di riscaldamento (HDD) sono diminuiti del 19% tra il 1979 e il 2022 nell’UE, indicando che, rispetto al 1979, solo l’81% del fabbisogno di riscaldamento è stato osservato nel 2022. La media aritmetica su 42 anni di dati è 3.199. La tendenza mostra che i gradi giorno di riscaldamento stanno diminuendo nel tempo. Dopo il 1999, ad eccezione di quattro anni (2010, 2004, 2003 e 2001), i gradi giorno di riscaldamento sono stati inferiori alla media
I valori dei gradi giorno di raffreddamento stanno aumentando nel tempo nell’Ue
Al contrario, i valori dei gradi giorno di raffreddamento (CDD) nel 2022 sono stati quasi quattro volte più alti tra il 1979 (37) e il 2022 (140), indicando che le esigenze di raffreddamento (aria condizionata) in un dato edificio sono aumentate negli ultimi decenni. Per i gradi giorno di raffreddamento, la tendenza osservata dalle misurazioni Eurostat mostra un aumento nel tempo. Il valore CDD medio per l’UE è 75. Dopo il 2001, solo pochi anni (2002, 2004, 2005 e 2014) sono stati al di sotto della media.
Gradi-giorno di riscaldamento e raffreddamento per Stato membro dell’UE
Valori di gradi-giorno di riscaldamento più alti in Finlandia e Svezia
I gradi-giorno di riscaldamento variano tra gli Stati membri dell’UE. Considerando tutti i dati disponibili per il periodo 1979-2022, la Finlandia ha registrato il valore HDD medio annuo più alto (5656), mentre per Malta il valore di questo indice è di 534. Ciò significa che per un dato edificio, il fabbisogno di riscaldamento era di dieci volte più basso a Malta che in Finlandia tra il 1979 e il 2022. La Finlandia è seguita dalla Svezia (con una media di 5316 HDD) e dall’Estonia (4338). Gli Stati membri dell’UE con il tasso di HDD più basso sono stati Malta (534), seguita da Cipro (778) e Portogallo (1233).
Considerando l’ultimo anno di osservazione (2022), i Paesi con i valori HDD più elevati sono stati Finlandia (5277), Svezia (4919) ed Estonia (4118). Ciò significa che nel 2022 un dato edificio aveva un fabbisogno di riscaldamento maggiore in Finlandia, Svezia ed Estonia rispetto al resto dell’UE, poiché temperature più basse (sotto i 15°C) erano più frequenti. Gli Stati membri con i valori HDD più bassi nel 2022 sono stati Malta (544), Cipro (696) e Portogallo (968).
Gradi-giorno di raffreddamento più elevati a Malta e Cipro
Analogamente al riscaldamento, i gradi giorno di raffreddamento (CDD) variano all’interno dell’UE. Riguardo le medie annuali in 43 anni, dal 1979 al 2022, Malta ha registrato i CDD più elevati (580,4), seguita da Cipro (579,9) e Grecia (274). I valori più bassi di questo indice sono stati calcolati per Irlanda (0,03), Svezia (0,4) e Danimarca (0,97). Ciò significa che per un dato edificio, il fabbisogno medio di raffreddamento (o aria condizionata) in Irlanda, Svezia e Danimarca è stato trascurabile tra il 1979 e il 2022.
Considerando l’ultimo anno di osservazione (2022), i Paesi con i valori CDD più elevati sono stati Malta (842), Cipro (698) e Spagna (384). Ciò significa che nel 2022 un dato edificio aveva maggiore bisogno di raffreddamento (o aria condizionata) a Malta, Cipro e Spagna rispetto al resto dell’UE, perché temperature più elevate (oltre +24°C) erano più frequenti. L’indice CDD più basso calcolato nel 2022è stato osservato per l’Irlanda (0,03) seguita da Svezia (1,57) e Finlandia (2,47).
Italia
Per quanto riguarda l’Italia, da un’analisi de “Il Sole 24 Ore” emerge che il record di gradi giorni di riscaldamento spetta a Bolzano (3.960) e Trento (3.114) in calo rispettivamente del 10,7 e del 14%. Restando al Nord, i dati delle altre regioni indicano: Lombardia (2.312, -16,6%), Piemonte (2.204, -19,4%), Veneto (2.203, -11,6%) ed Emilia Romagna (1.904, -13,7%).
Ma mentre al Nord si riduce l’esigenza di riscaldare le case, al Sud e nelle aree molto urbanizzate è aumentata molto l’esigenza di rinfrescare le case in estate. L’esempio più eclatante è quello di Milano, passata da 186 gradi giorno di raffreddamento del 1992 ai 472 CDD del 2022, per un aumento del 153%. Andamento simile anche in altre province della Pianura Padana, ma anche a Napoli, nel sud della Sardegna e in altre province meridionali. In provincia di Roma, il bisogno di raffreddamento è cresciuto del 205% in trent’anni, mentre la richiesta di riscaldamento è diminuita dell’8,5%.
Analizzando i dati del 2022, emerge che i giorni gradi di riscaldamento sono stati 970 in Sardegna (-13%), 1079 in Sicilia (-2,6%), 1131 in Calabria (-19,5%), 1284 in Puglia (-5,8%).
Clima, energia e non solo
“Identificare gli impatti legati al clima e valutare quanto siano importanti tali impatti è un elemento importante di qualsiasi strategia efficace per la gestione dei futuri rischi climatici”, afferma l’Eurostat. “Gli indicatori del consumo energetico legato alle condizioni meteorologiche per il riscaldamento e il raffreddamento degli edifici come HDD e CDD possono contribuire a monitorare la domanda di energia per il raffreddamento e il riscaldamento degli edifici in condizioni di cambiamento climatico”.
Ma il cambiamento climatico non è il solo fattore a contribuire a queste tendenze. Secondo Nicolò Aste, docente del dipartimento di Architettura Ingegneria delle Costruzioni e Ambiente Costruito del Politecnico di Milano, citato da “Il Sole 24 Ore”, i motivi sono “principalmente tre: il primo è sicuramente climatico, il secondo un cambio di percezione del comfort, il terzo i nuovi materiali di costruzione, ma su questo il tasso di rinnovamento degli edifici italiani va a rilento, parliamo dell’1% annuo. Per anni abbiamo costruito edifici da riscaldare nelle regioni del Nord e che proteggessero dal caldo nelle regioni del Sud, ora non è più così”, spiega Aste.









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