La Luna nel mirino della corsa ai minerali, l’appello degli astronomi

La necessità di stabilire regole chiare per bilanciare le diverse esigenze è di primaria importanza

Il conflitto potenziale tra interessi scientifici e commerciali si prospetta anche in un ambiente insolito: la Luna. L’intensa competizione per l’estrazione di minerali e altre risorse, un obiettivo chiave di numerose missioni future dirette verso il nostro satellite, rappresenta una minaccia concreta per numerosi siti di rilevanza scientifica, come ad esempio i crateri ricchi di ghiaccio situati sul lato oscuro e costantemente in ombra lunare. In un articolo recentemente pubblicato su Science, gli astronomi hanno lanciato un appello urgente per l’istituzione di regole che regolamentino lo sfruttamento del suolo lunare: tale richiesta è motivata dalla prevista presenza di molteplici veicoli appartenenti a società private che presto giungeranno sulla Luna, oltre al ritorno dell’uomo grazie al programma Artemis della NASA.

I ricercatori hanno espresso preoccupazione per il rischio che le attività estrattive, mirate a recuperare elementi rari, possano compromettere luoghi unici di grande valore scientifico. Alcuni di questi crateri, situati sul lato oscuro, sono caratterizzati da temperature costanti inferiori a -225°C, rendendoli tra i luoghi più freddi dell’intero Sistema Solare. Questi crateri ospitano considerevoli riserve di ghiaccio, presumibilmente accumulate nel corso di millenni grazie agli impatti di asteroidi, rappresentando quindi testimonianze inestimabili dell’arrivo dell’acqua anche sulla Terra. Inoltre, tali crateri costituiscono ambienti ideali per l’installazione di grandi telescopi a infrarossi, i quali richiedono temperature estremamente basse per il loro corretto funzionamento. Tuttavia, questi stessi crateri e l’acqua in essi contenuta diventeranno obiettivi primari per le future basi lunari. Oltre a fornire risorse vitali come acqua potabile, il ghiaccio potrebbe essere scomposto in ossigeno per supportare la vita umana e in idrogeno, utilizzato come propellente per i razzi.

Da non sottovalutare è l’impatto negativo che l’attività mineraria potrebbe avere sulle ricerche scientifiche, generando vibrazioni in grado di interferire con i segnali delle onde gravitazionali e sollevando polvere che potrebbe depositarsi sugli specchi dei telescopi, compromettendone l’efficienza. La necessità di stabilire regole chiare per bilanciare queste esigenze divergenti è dunque di primaria importanza per preservare la ricchezza scientifica della Luna mentre si esplorano le opportunità commerciali.

La maggior parte dei ricercatori ritiene, inoltre, che il ritorno sulla Luna rappresenti un’opportunità significativa, tuttavia, molti evidenziano la mancanza di garanzie sufficienti nei trattati attuali. Ad esempio, il Trattato sullo Spazio del 1967 vieta alle nazioni di avanzare pretese territoriali sui corpi celesti, ma affronta in modo limitato la questione delle attività di estrazione mineraria. Lo Space Act del 2015, al contrario, consente alle aziende statunitensi di impegnarsi nella estrazione di risorse spaziali per scopi commerciali. Gli Accordi Artemis della NASA, firmati da 31 Paesi e concepiti come linee guida per l’esplorazione, offrono protezione ai siti storici delle missioni Apollo e promettono un’impegno per un ambiente spaziale sostenibile. Tuttavia, è da evidenziare che non forniscono una protezione esplicita per le aree di rilevanza scientifica, sollevando così preoccupazioni sulla preservazione di tali siti durante le future attività di esplorazione lunare.