“In Italia il 93,9% dei comuni italiani, ben 7.423, è a rischio frane, alluvioni o anciora erosione costiera. Ben 1.300.000 persone sono a rischio frane, circa il 13% sono quindicenni, il 64% adulti tra i 15 e 64 anni, il 23% anziani con oltre 64 anni di età e ben 6.800.000 abitanti sono a rischio alluvioni. Le regioni con i valori più elevati di popolazione a rischio frane e alluvioni sono l’Emilia-Romagna, la Toscana, la Campania, il Veneto, la Lombardia, la Liguria. La Società Italiana di Geologia Ambientale è riuscita ad aprire il dibattito sul Vincolo Idrogeologico, la cui norma risale al 1923. Per mitigare il dissesto idrogeologico che ha degli effetti devastanti sulla popolazione, sul sistema produttivo e anche sul sistema sociale è necessario pensare ad un Manifesto che coinvolga tutta la Comunità dei Geologi. Un Manifesto con quattro temi fondamentali: le infrastrutture, la tecnologia, le risorse umane, il ruolo attivo della popolazione nell’autoprotezione. La Società Italiana di Geologia Ambientale ha voluto fortemente la Conferenza di celebrazione del centenario sul Vincolo Idrogeologico, norma approvata nel 1923, e l’abbiamo voluta in concomitanza con la parte finale della COP28”. Lo ha dichiarato Antonello Fiore, Presidente Nazionale della Società Italiana di Geologia Ambientale.
“A 100 anni dal Regio Decreto sul vincolo idrogeologico è cambiata la presenza antropica sul territorio, molte aree di territorio che prima non erano urbanizzate adesso sono urbanizzate. Però è altrettanto vero che c’è una capacità di comprensione – ha affermato Gabriele Scarascia Mugnozza del Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università La Sapienza di Roma – e di previsione dei fenomeni di frana e di esondazione, che certamente cento anni fa non esistevano oggi gli strumenti tecnico-scientifici a disposizione della comunità , intendendo come comunità sia i decisori politici e sia i cittadini, danno un bagaglio di conoscenze che consente da un lato di prendere decisioni corrette in termini di pianificazione e di destinazione d’uso del territorio e se necessario di modificazione di destinazione d’uso del territorio. Ovvero se una casa sta sulla frana o in un’area a particolare pericolosità di esondazione, quella casa non ci deve stare. Dall’altra parte, la percezione del rischio, anche a seguito degli ultimi eventi dell’Emilia-Romagna, delle Marche e di Ischia, è cambiata. Ma non è mai sufficiente l’opera di divulgazione e di comunicazione su questo aspetto intrinseco del territorio italiano, ma che deve essere sempre, continuamente, fatto presente da chi si occupa di fare ricerca e di fare anche formazione e anche da chi deve prendere decisioni politiche”.
“Si continua a costruire in zone pericolose. A distanza di 100 anni non c’è ancora consapevolezza nella popolazione – ha dichiarato il geologo Luciano Masciocco del Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università di Torino, intervenuto anche sui recenti eventi in Toscana, Piemonte, Emilia-Romagna – nell’amministrazione pubblica della pericolosità geo-idrologica e del rischio geo-idrogeologico”.
Per questo la Società Italiana di Geologia Ambientale è riuscita ad organizzare una grande conferenza che ha visto insieme tutto il mondo della geologia, il mondo accademico, della divulgazione, ma anche gli enti.
“Nel 1923 venne approvato il Vincolo Idrogeologico. La legge Serpieri, dedicata ad Arrigo Serpieri che per primo ebbe la grande lungimiranza di guardare alla difesa del territorio stabilendo un vincolo forestale, idrogeologico. Un vincolo che ha guardato molto nel futuro. Si tratta di un vincolo che mira a tutelare il territorio con una visione olistica – ha affermato il geologo Salvatore Valletta della Società Italiana di Geologia Ambientale – diremmo oggi profondamente moderna. Come Società Italiana di Geologia Ambientale, abbiamo voluto fortemente la conferenza che ha visto insieme la comunità dei geologi, delle professioni e gli enti, analizzando il quadro con approfondimenti a livello territoriale. Molte Regioni stanno intervenendo sulle rispettive situazioni e questo vincolo a distanza di 100 anni resta ancora valido con una prospettiva di sviluppo, anche economico anche per il territorio stesso”.


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