L’organizzazione benefica Christian Aid ha realizzato una mappatura dei disastri meteo più costosi del 2023. La ricerca ha esaminato 20 disastri naturali che hanno colpito 14 Paesi nel corso dell’anno, eventi drammatici che sono costati dagli oltre 4mila dollari a persona nelle Hawaii devastate dagli incendi fino a 9 dollari a testa nelle inondazioni in Perù. Lo studio ha scoperto che devastanti incendi e inondazioni stanno colpendo soprattutto i Paesi che meno contribuiscono al riscaldamento globale e quelli meno capaci di adattarsi e ricostruire dopo precedenti fenomeni meteorologici estremi.
La classifica
Il costo pro capite più alto è stato quello degli incendi alle Hawaii, avvenuti ad agosto, che supera di gran lunga il secondo più costoso, ovvero le tempeste di Guam a maggio, con un costo di quasi 1.500 dollari a persona. Al terzo posto la tempesta a Vanuatu, costata 947 dollari pro capite, seguita dalla tempesta in Nuova Zelanda (468 dollari) e da un’alluvione sempre in Nuova Zelanda (371 dollari). Al sesto posto l’alluvione che ha flagellato l’Italia (164 dollari), quella in Libia (105 dollari) e in Perù (66), per poi passare ai danni causati dalla siccità in Spagna (50 dollari), una tempesta in Myanmar (41 dollari).
Nella seconda parte della classifica dei disastri meteo ci sono le alluvioni in Cile (39 dollari) e ad Haiti (36), una tempesta in Messico (35), un incendio in Cile (30), una tempesta negli USA (25), un’inondazione in Cina (23), tempeste in Perù (20), Malawi (17) e Stati Uniti (16).
Più colpiti i Paesi più poveri
L’analisi evidenzia che i Paesi con infrastrutture peggiori e case più fragili devono affrontare costi maggiori dopo un disastro meteo poiché le loro aree abitate vengono distrutte più facilmente. Nelle zone in cui le persone hanno dovuto affrontare i costi più elevati, molte sono impiegate nell’agricoltura, settore maggiormente vulnerabile alle condizioni meteorologiche estreme, e in cui è meno probabile che il governo investa nella prevenzione o nella ricostruzione.
Nello specifico, nei Paesi più poveri, le persone sono spesso meno preparate ai disastri legati al clima e hanno meno risorse con cui riprendersi. Il risultato è che muoiono in numero maggiore e la ripresa è più lenta e più disuguale.


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