Spazio: i pannelli solari per la missione Hera superano tutti i test

Leonardo ha realizzato i pannelli della missione Hera, progettati e qualificati per funzionare a temperature comprese tra -100°C e +140°C

La missione Hera dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA) per la difesa planetaria ha appena completato tutti i test dei pannelli solari. Le ali di Hera saranno conservate al sicuro, in attesa di dispiegarsi dopo il lancio nel 2024. La missione Hera percorrerà oltre 450 milioni di chilometri e, una volta raggiunto l’asteroide binario Didymos, potrà operare grazie anche al contributo di Leonardo. Leonardo ha realizzato i pannelli della missione (PVA) a Nerviano (Milano), mentre Beyond Gravity è responsabile del solar array, ovvero la struttura e i meccanismi che muovono i pannelli. Due ali con tre pannelli ciascuna per un totale di circa 14 metri quadri e oltre 1.600 celle, ciascuna grande quasi il doppio di una carta di credito, alimenteranno la sonda.

Progettati e qualificati per funzionare a temperature comprese tra -100°C e +140°C, i pannelli continueranno a erogare energia anche con il Sole molto lontano, ricevendo solo il 17% della luce solare rispetto a un satellite posto nell’orbita terrestre. Nelle fasi della missione in cui la sonda sarà più distante, i pannelli solari genereranno circa 800 W, pari all’energia necessaria per alimentare un piccolo forno a microonde.

Per Leonardo, Hera è la terza missione ESA che richiede pannelli fotovoltaici in grado di operare in condizioni di così scarsa illuminazione e a una distanza così elevata dal Sole. Il primo esempio è stata Rosetta (verso una cometa), e il caso più recente, JUICE (verso Giove, a 800 milioni di chilometri dal Sole).

La missione Hera dell’ESA è una missione di difesa planetaria dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA), il cui lancio è previsto nell’ottobre 2024. Si incontrerà alla fine del 2026 con l’asteroide binario Didymos e la sua luna Dimorphos, che, nel settembre 2022, è stata colpita dalla missione DART della NASA, effettuando con successo il primo test nella storia di deflessione di un asteroide spostando la sua orbita. Le due missioni, DART ed Hera, supportate dagli stessi team internazionali di scienziati e astronomi attraverso la collaborazione Asteroid Impact and Deflection Assessment (AIDA), hanno l’obiettivo comune di testare e studiare la fattibilità di modificare intenzionalmente il movimento di un corpo celeste per essere pronti, un giorno, a tutelare la sicurezza del nostro pianeta.

Dopo il successo di DART, che ha raggiunto l’obiettivo, anche grazie all’accuratezza del sensore d’assetto stellare di Leonardo, la sonda Hera dell’ESA tornerà sull’asteroide binario per condurre un’indagine ravvicinata del cratere lasciato da DART. Acquisendo dati ravvicinati, Hera contribuirà a trasformare l’esperimento di impatto su larga scala di DART in una tecnica di deflessione consolidata e ripetibile, pronta per essere utilizzata nel caso in cui venga rilevato un asteroide diretto verso la Terra. Non solo, Hera studierà anche le caratteristiche di Didymos e Dimorphos perché anche gli asteroidi sono considerati fonti di metalli rari.