Immaginate di essere seduti in silenzio, la mente che improvvisamente si stacca dal mondo circostante e si perde in pensieri diversi: forse un’esperienza recente o un ricordo del passato. Questa è l’esperienza comune di un sogno ad occhi aperti, e nonostante la sua ubiquità, cosa accade nel cervello durante questo fenomeno è stata a lungo una domanda senza risposta per gli scienziati. Lo studio ha fornito un ulteriore tassello mancante che riguarda la plasticità cerebrale.
Sogni ad occhi aperti e plasticità cerebrale
Un recente studio condotto su topi potrebbe finalmente fornire alcune chiavi per risolvere questo enigma. Pubblicato su Nature, lo studio, condotto da un team di ricercatori della Harvard Medical School, ha esplorato l’attività cerebrale nei topi durante la veglia tranquilla, rivelando connessioni intriganti tra sogni ad occhi aperti e la plasticità cerebrale.
I ricercatori hanno monitorato l’attività dei neuroni nella corteccia visiva dei topi mentre rimanevano in uno stato di veglia tranquilla. Ciò che hanno scoperto è affascinante: durante questi momenti, i neuroni hanno mostrato un modello di attività simile a quando i topi guardavano effettivamente un’immagine. Questo suggerisce che i topi stavano pensando o fantasticando sull’immagine, aprendo la porta a nuove domande sulla natura di questo fenomeno.
Ma c’è di più: i ricercatori hanno notato che i modelli di attività durante i primi sogni ad occhi aperti di un topo predicevano come il cervello avrebbe risposto all’immagine nel tempo. Questo ha portato a ipotizzare che i sogni ad occhi aperti potrebbero giocare un ruolo chiave nella plasticità cerebrale, ovvero la capacità del cervello di adattarsi e cambiare in risposta a nuove esperienze.
Nghia Nguyen, uno degli autori dello studio, ha dichiarato: “Volevamo sapere come questo processo di sogni ad occhi aperti avvenisse a livello neurobiologico e se questi momenti di riflessione silenziosa potessero essere importanti per l’apprendimento e la memoria.”
“Deriva rappresentazionale”
Uno degli aspetti più sorprendenti dello studio è stato il fatto che i sogni ad occhi aperti sembravano plasmare la risposta del cervello all’immagine nel tempo, un fenomeno noto come “deriva rappresentazionale”. Questa deriva non era casuale; al contrario, i modelli associati alle immagini diventavano sempre più distinti nel corso del tempo, coinvolgendo insiemi quasi completamente separati di neuroni. Ciò ha portato gli scienziati a ipotizzare che i sogni ad occhi aperti potrebbero guidare attivamente questo processo, orientando i modelli neurali associati alle diverse immagini lontano l’uno dall’altro.
Mark Andermann, uno degli autori principali dello studio, ha sottolineato: “C’è una deriva in come il cervello risponde alla stessa immagine nel tempo, e questi primi sogni ad occhi aperti possono prevedere dove sta andando la deriva.”
Inoltre, i ricercatori hanno scoperto che i sogni ad occhi aperti nella corteccia visiva avvenivano contemporaneamente all’attività di riproposizione nell’ippocampo, suggerendo una comunicazione tra le due regioni cerebrali durante questi momenti di riflessione silenziosa.
Il metodo dello studio coinvolgeva la presentazione ripetuta di due immagini ai topi, seguite da un periodo di osservazione di uno schermo grigio. Durante questo processo, i ricercatori hanno registrato l’attività di migliaia di neuroni nella corteccia visiva. I risultati offrono una finestra sulle attività cerebrali durante la veglia tranquilla e aprono nuove prospettive sulla comprensione del fenomeno.
Tuttavia, i ricercatori sottolineano che questo è solo l’inizio e che ulteriori ricerche sono necessarie per confermare la relazione causale tra sogni ad occhi aperti e plasticità cerebrale. Ma i risultati sono promettenti e offrono nuovi spunti di riflessione sulla necessità di concedersi momenti di veglia tranquilla, sia per i topi che per gli esseri umani.
In futuro, i ricercatori pianificano di utilizzare gli strumenti di imaging per esaminare le connessioni tra singoli neuroni nella corteccia visiva e osservare come queste connessioni cambiano quando il cervello “vede” un’immagine. Questa ricerca potrebbe gettare ulteriore luce su come i sogni ad occhi aperti influenzano la plasticità cerebrale e se simili meccanismi si verificano negli esseri umani.
L’idea che concedersi momenti di riflessione silenziosa potrebbe essere importante per il nostro cervello offre uno spunto interessante per riflettere sulle abitudini quotidiane e sulla necessità di pause mentali che potrebbero plasmare la nostra capacità di apprendere e ricordare.


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