Violazione di copyright nell’era dell’IA: il New York Times cita OpenAI e Microsoft

Le affermazioni di OpenAI e Microsoft riguardo al "fair use" sono messe in discussione dal Times

Nel dinamico e sempre più interconnesso panorama tra innovazione tecnologica e tradizione giornalistica, emerge una controversia di proporzioni significative. Il New York Times ha recentemente mosso un’accusa di violazione di copyright contro due giganti dell’intelligenza artificiale, OpenAI e Microsoft. Al centro di questa sfida legale si trovano i modelli ChatGPT e Copilot, accusati di generare contenuti basati su estratti e riassunti degli articoli del Times. Questo confronto mette in luce la crescente tensione tra l’avanzamento tecnologico e la tutela dei diritti d’autore, sollevando interrogativi fondamentali sulla coesistenza tra intelligenza artificiale e media tradizionali.

Le prime indiscrezioni di questa situazione risalgono al mese di agosto, quando si è cominciato a sospettare che i modelli di intelligenza artificiale ChatGPT e Copilot (precedentemente noto come Bing Chat) stessero utilizzando estratti o riassunti degli articoli del New York Times per generare output. Oggi, il Times ha formalmente accusato OpenAI e Microsoft di violazione di copyright, sottolineando che la questione è di portata massiccia e potrebbe causare danni finanziari rilevanti.

Violazione sistematica del diritto d’autore

La denuncia del Times mette in luce una presunta violazione sistematica del diritto d’autore da parte di OpenAI e Microsoft. Si sostiene che il business model delle due aziende si basi sulla violazione massiccia del copyright, con i loro modelli di intelligenza artificiale addestrati su dataset che includono gli articoli del giornale statunitense. La richiesta di un abbonamento da parte di OpenAI per l’accesso ai suoi modelli, senza alcuna compensazione all’editore del Times, è al centro delle accuse.

La denuncia specifica che nonostante le trattative tra il Times e le due aziende, nessun accordo è stato raggiunto. Le affermazioni di OpenAI e Microsoft riguardo al “fair use” sono messe in discussione dal Times, che evidenzia esempi in cui gli output di ChatGPT sono identici agli articoli del quotidiano, incluso il superamento del paywall attraverso risposte generate dal chatbot.

Il New York Times sostiene che l’attività di ChatGPT e Copilot agisca come concorrente diretto, portando a una diminuzione del traffico sul sito ufficiale, riduzione delle entrate pubblicitarie e calo degli abbonamenti. Il giornale ha adottato misure drastiche, bloccando il crawler di OpenAI (GPTBot) che raccoglieva dati dal sito del Times per l’addestramento dei modelli di intelligenza artificiale.

La risposta di OpenAI e Microsoft

OpenAI e Microsoft difendono la propria condotta affermando che l’uso di contenuti protetti da copyright è giustificato dal “fair use” e che tale utilizzo avviene a scopo “trasformativo”. La risposta delle due aziende sarà fondamentale per stabilire la validità di questa difesa legale e se le nuove tecnologie devono essere vincolate da leggi che regolamentano il loro utilizzo di contenuti protetti.

Nonostante la denuncia non specifici una cifra precisa per il risarcimento, il Times chiede che venga bloccato l’accesso ai propri articoli da parte di ChatGPT e Copilot. Inoltre, il giornale richiede la rimozione dei suoi contenuti dai dataset utilizzati per l’addestramento dei modelli di intelligenza artificiale delle due aziende.

Questa sfida legale tra il New York Times e OpenAIMicrosoft solleva questioni cruciali sulla relazione tra l’evoluzione delle tecnologie di intelligenza artificiale e l’industria giornalistica tradizionale. Il risultato di questo caso potrebbe stabilire un precedente importante per il modo in cui le IA possono accedere e utilizzare contenuti protetti da copyright, influenzando così il futuro dell’integrazione tra nuove tecnologie e media tradizionali.