Oceano invisibile: il mistero delle navi non tracciabili

Per sopperire a queste carenze di dati, il team ha sviluppato tre reti neurali di deep learning
MeteoWeb

Circa tre navi da pesca industriali su quattro e un quarto delle imbarcazioni da trasporto non sono pubblicamente tracciabili. Questo curioso dato emerge da uno studio, pubblicato sulla rivista Nature e condotto dagli scienziati di Global Fishing Watch, una iniziativa che mira a fornire la visione completa delle attività umane nell’Oceano. Il team, guidato da Fernando Paolo, ha esaminato la presenza dell’uomo nelle zone marittime per valutare la tracciabilità delle imbarcazioni e delle navi commerciali e da trasporto.

I ricercatori hanno valutato circa 2.000 terabyte di immagini satellitari raccolte tra il 2017 e il 2021, mappando circa il 15 per cento degli oceani del mondo, dove si verifica oltre il 75 per cento dell’attività marittima industriale. L’Oceano, spiegano gli autori, rappresenta una risorsa importantissima per gli ecosistemi del mondo e per la sopravvivenza dell’umanità stessa. Circa l’80 per cento delle merci scambiate a livello mondiale viene trasportato e spedito via oceano, ma spesso le navi non vengono monitorate adeguatamente.

Stando a quanto emerge dall’analisi del gruppo di ricerca, in effetti, alcuni veicoli potrebbero manipolare od omettere alcune informazioni rilevanti sulla propria posizione, per coprire traffici illegali o attività sospette. Allo stesso modo, proseguono gli esperti, i dettagli riguardanti lo sviluppo delle infrastrutture offshore sono generalmente tenuti privati, per cui vi è una mancanza importante di informazioni associate alla presenza umana nell’Oceano.

Reti neurali di deep learning

Per sopperire a queste carenze di dati, il team ha sviluppato tre reti neurali di deep learning identificando gli oggetti all’interno del dataset e differenziando le imbarcazioni tra infrastrutture, pescherecci e mezzi di trasporto. L’analisi ha rilevato una presenza media costante di circa 63 mila navi. Tra il 42 e il 49% del totale delle imbarcazioni poteva essere classificato come pescherecci, oltre il 70% dei quali non era monitorato pubblicamente.

Per quanto riguarda le infrastrutture offshore, alla fine del 2021 i ricercatori hanno identificato circa 28mila unità, il 485 e il 38% delle quali corrispondenti rispettivamente all’energia eolica e alla produzione di petrolio.

La mancanza di una comprensione globale di dove e come si svolgano le attività umane nell’Oceano, commentano gli scienziati, può influenzare la crescita di settori come la produzione di energia eolica offshore, l’estrazione mineraria, la navigazione e la pesca. Allo stesso tempo, concludono gli autori, una mappa più dettagliata delle imbarcazioni e delle navi presenti nell’Oceano potrebbe fornire dati più accurati per stimare le emissioni di gas serra e l’inquinamento associato al settore. Sarà pertanto fondamentale cercare di ampliare i dati associati alle imbarcazioni che ogni giorno attraversano gli Oceani del mondo.

Condividi