Il fattore climatico è diventato “un moltiplicatore di crisi e minacce”, sostiene l’Intelligence

"L'aumento delle migrazioni di popolazioni colpite da persistenti effetti climatici avversi e dalle loro conseguenze estreme, come carestie e desertificazione".

Il fattore climatico è diventato “un moltiplicatore di crisi e minacce, incrementando la competizione geopolitica in alcune regioni del mondo, esacerbando le fragilità interne ai Paesi più vulnerabili alle crisi climatiche e alimentando conflittualità per l’approvvigionamento di risorse sempre più critiche per lo sviluppo ordinato delle società civili“.

Il clima aumenta le “vulnerabilità delle economie già deboli”

È quanto sottolinea la “Relazione sulla politica dell’informazione per la sicurezza” curata dal Sistema di informazione per la sicurezza della Repubblica, ricordando come la stessa comunità intelligence in ambito Nato abbia definito il cambiamento climatico “come un fattore ‘moltiplicatore del rischio’, poiché i suoi impatti, oltre a essere globalmente diffusi, potrebbero contribuire ad aumentare le vulnerabilità delle economie già deboli e colpire anche quei territori con un Clima temperato“.

Tra i rischi più rilevanti a livello globale correlati al fattore climatico si possono annoverare “la permanenza di vaste aree del mondo gravate da insicurezza alimentare, principalmente nel Continente africano, in Medio Oriente e nel quadrante asiatico; l’acuirsi delle tensioni e dei conflitti per tutelare la sicurezza degli approvvigionamenti di acqua, soprattutto in prossimità di bacini idrici transnazionali (il 60% dei flussi di acqua dolce nel mondo sono formati da acque transfrontaliere); l’apertura di nuove aree di interesse strategico come il Mar Artico in cui, a seguito della riduzione dell’estensione dei ghiacci polari, si delinea la possibilità di aprire nuove rotte marittime, di cogliere nuove opportunità di sfruttamento di risorse naturali e di definire nuove linee di confronto strategico tra potenze; la crescente competizione per l’acquisizione dei materiali critici per la transizione energetica e per lo sviluppo di tecnologie energetiche rinnovabili; l’aumento delle migrazioni di popolazioni colpite da persistenti effetti climatici avversi e dalle loro conseguenze estreme, come carestie e desertificazione“.