Il dimostratore di difesa planetaria DART della NASA ha compiuto la sua missione il 26 settembre 2022, quando ha colpito Dimorphos, la luna dell’asteroide near-Earth Didymos, e ha accorciato il suo periodo orbitale attorno all’asteroide di 33 minuti. DART ha importanti applicazioni per la difesa planetaria, ma la sonda ha fornito anche informazioni sulla struttura interna degli asteroidi e sull’effetto di un impatto sulle loro proprietà.
Secondo un nuovo studio pubblicato sulla rivista Nature Astronomy, infatti, l’asteroide Dimorphos potrebbe essere stato rimodellato in seguito all’impatto di DART. Questo risultato indica che Dimorphos è potenzialmente un debole cumulo di macerie costituito da materiale rilasciato dal suo asteroide Didymos.
Lo studio è guidato dall’Università svizzera di Berna, ma vi hanno partecipato anche molti ricercatori italiani di Politecnico di Milano, Istituto Nazionale di Astrofisica di Padova, Roma e Trieste, Istituto di Fisica Applicata ‘Nello Carrara’ del Consiglio Nazionale delle Ricerche di Firenze e Agenzia Spaziale Italiana. Sabina Raducan e colleghi hanno modellato l’impatto di DART con simulazioni estremamente accurate, utilizzando vincoli realistici sulle proprietà meccaniche e compositive di Dimorphos derivate dai primi risultati di DART. Le simulazioni che più si avvicinano alle osservazioni dell’impatto suggeriscono che Dimorphos è debole con una forza coesiva simile agli asteroidi Bennu e Ryugu e manca di grandi massi sulla sua superficie. Gli autori suggeriscono che Dimorphos potrebbe essere un cumulo di macerie formato dallo spargimento rotazionale e dal riaccumulo del materiale espulso da Didymos. Il modello indica anche che l’impatto di DART potrebbe non aver prodotto un cratere da impatto ma potrebbe aver rimodellato la luna nella sua interezza – un processo noto come deformazione globale – e riportato in superficie materiale che si trovava all’interno.
Gli autori concludono che le loro scoperte offrono ulteriori approfondimenti sulla formazione e sulle caratteristiche degli asteroidi binari e potrebbero avere implicazioni per le esplorazioni future, come l’imminente missione Hera dell’ESA, e per gli sforzi di deflessione degli asteroidi.
Il ruolo di LiciaCube
“Le simulazioni presentate sono al momento le più complete, in quanto tengono conto di modelli numerici ed esperimenti di laboratorio, ma soprattutto perché partono dall’analisi delle immagini ottenute ‘sul posto’ da LiciaCube, il cubesat tutto italiano che ha testimoniato l’impatto di Dart su Dimorphos“, spiega all’ANSA Elisabetta Dotto dell’Osservatorio Astronomico di Roma dell’INAF, tra le autrici dello studio. Il mini-satellite è stato coordinato e gestito da ASI e realizzato da Argotec, e il suo team scientifico, coordinato dall’INAF, ha compreso anche l’Ifac-Cnr, il Politecnico di Milano, l’Università di Bologna e l’Università Parthenope di Napoli.
“Il lavoro appena pubblicato è un’ulteriore conferma del successo del progetto LiciaCube – aggiunge Dotto – il primo satellite della sua classe di dimensioni che, viaggiando a circa 6 chilometri al secondo, ha acquisito e inviato a Terra immagini uniche degli effetti prodotti dalla prima missione di difesa planetaria”.
Un Dimorphos rimodellato
“Le simulazioni indicano che l’impatto di Dart ha causato la deformazione globale di Dimorphos“, afferma la ricercatrice INAF. “La prossima missione Hera dell’ESA, che verrà lanciata a ottobre di quest’anno e che arriverà al sistema binario composto da Didymos e Dimorphos nel 2028, potrebbe non riuscire a individuare un cratere ben definito prodotto dall’impatto, ma piuttosto un asteroide in gran parte rimodellato”. “In ogni caso – conclude Dotto – l’impatto di Dart su Dimorphos non ha alterato l’orbita dell’intero sistema asteroidale binario, che è rimasto sulla sua traiettoria intorno al Sole senza alcuna conseguenza globale”.


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