Nuovo boom del prezzo del petrolio, scorte di diesel mai così basse

Le tensioni geopolitiche provocano nuovi problemi sul fronte delle materie prime energetiche: aumenta il prezzo del petrolio, preoccupazioni per le poche scorte di diesel
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I prezzi del Petrolio hanno archiviato la settimana con 5 sessioni di fila in rialzo, sostenuti dal peggioramento di diversi fronti geopolitici nonché dalle forti tensioni sui prodotti raffinati, in particolare il diesel. Un barile di Brent del Mare del Nord con consegna ad aprile passa di mano a 82,19 dollari, in rialzo dello 0,68%; uno di Wti con scadenza a marzo viene scambiato a 76,84 dollari, con un guadagno dello 0,81%. Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha ordinato al suo esercito di preparare un “piano di evacuazione” per i civili da Rafah, prima di una possibile offensiva contro la città nel sud della Striscia di Gaza. E i disordini stanno crescendo anche in diversi importanti Paesi produttori di greggio. Gli operatori sono particolarmente preoccupati per una possibile reazione dell’Iran dopo l’uccisione mercoledì, nel centro di Baghdad, di un comandante del movimento filo-iraniano delle Brigate Hezbollah, Baqir al-Saadi, con sede in Iraq.

Intanto, in America Latina, il Venezuela ha inviato veicoli corazzati leggeri e navi da guerra nella zona di confine con la Guyana, un nuovo episodio nella disputa intorno alla regione guianese di Essequibo. Un’eventuale annessione di quest’area al Venezuela, richiesto dal presidente Nicolas Maduro, gli darebbe accesso a enormi riserve petrolifere. La situazione si sta deteriorando anche in Russia, dove oggi i droni ucraini hanno colpito due raffinerie nel sud del Paese, provocando un grave incendio in uno dei due siti, secondo Reuters. La serie di attacchi di Kiev contro impianti russi ha ridotto significativamente, negli ultimi giorni, la capacità di raffinazione della Russia, uno dei principali fornitori di prodotti petroliferi destinati all’esportazione. Questo rallentamento si aggiunge al basso tasso di produzione delle raffinerie americane, il cui tasso di utilizzo è sceso all’82,4% la scorsa settimana, il più basso in 13 mesi. Ciò è il risultato delle conseguenze di un fronte freddo che ha sconvolto il sistema produttivo a stelle e strisce all’inizio di gennaio, ma anche della stagione di manutenzione delle raffinerie, che tradizionalmente cade a febbraio.

Il quadro è stato ulteriormente oscurato dalla chiusura della raffineria del gruppo BP a Whiting (Indiana), a seguito di una massiccia interruzione di corrente elettrica il primo febbraio. L’operatore non prevede di tornare in servizio prima di tre settimane. “L’offerta è limitata per il diesel“, sottolinea Phil Flynn, di Price Futures Group. “Normalmente, in questo periodo dell’anno, non ci preoccupiamo delle scorte di diesel. Ma sono scese così in basso che sta diventando un problema“. Oggi il prezzo del gasolio europeo è salito al livello più alto degli ultimi tre mesi e mezzo.

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