Un recente studio condotto congiuntamente dall’Università Kaiserslautern-Landau (RPTU) e dall’Università di Risorse Naturali e Scienze della Vita di Vienna (BOKU) ha sollevato preoccupazioni riguardo all’ampia diffusione dei pesticidi utilizzati in agricoltura nella Val Venosta. Questa regione, nota per essere la più grande area di coltivazione di mele d’Europa, è stata oggetto di analisi approfondite, evidenziando una distribuzione diffusa dei pesticidi non solo nelle aree coltivate, ma anche nelle valli montane remote e persino nei parchi nazionali.
L’indagine ha rilevato la presenza di diversi pesticidi nel suolo e nella vegetazione lungo 22 transetti altitudinali che spaziano dall’area del fondovalle fino alle cime delle montagne. Nonostante si osservi una diminuzione complessiva dei pesticidi ad altitudini più elevate e con la distanza dai terreni coltivati, la presenza di queste sostanze è stata riscontrata anche nelle aree più remote e in zone dove non vi è praticamente alcuna coltivazione di mele.
I ricercatori hanno evidenziato la possibilità che anche basse concentrazioni di pesticidi possano avere effetti subletali sugli organismi non mirati, come ad esempio le farfalle, compromettendo processi vitali come la deposizione delle uova e, di conseguenza, influenzando la loro popolazione. È stato osservato che in alcune aree dove non sono state rilevate sostanze attive nelle piante, vi è una maggiore presenza di farfalle, suggerendo una correlazione tra la presenza di pesticidi e la riduzione della popolazione di questi insetti.
Complessivamente, sono stati identificati 27 diversi pesticidi nell’ambiente esaminato, sottolineando la diffusa presenza di queste sostanze chimiche nella Val Venosta e nelle aree circostanti.


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