Riscaldamento Globale: persino le spugne rivelano la dura realtà

La specie studiata, Ceratoporella nicholsoni, è stata individuata nei Caraibi orientali
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Il nostro pianeta sta sperimentando una sfida senza precedenti: il riscaldamento globale, una minaccia diretta derivante dall’attività umana, sta portando il nostro clima verso territori pericolosi e sconosciuti. Le temperature stanno salendo a un ritmo preoccupante, e uno studio recente condotto sulla spugna Ceratoporella nicholsoni nei Caraibi orientali offre uno sguardo inquietante su questa crisi climatica.

Un’allerta critica dal fondo degli oceani

Secondo i dati presentati nell’articolo pubblicato sulla rinomata rivista Nature Climate Change, il riscaldamento globale ha raggiunto un punto critico. Attualmente, la temperatura media globale ha superato di 1,7 gradi i livelli preindustriali, superando il limite di +1,5 °C stabilito dagli Accordi di Parigi come soglia critica da non superare per evitare gravi impatti climatici. Questo superamento precoce è stato confermato anche da Copernicus, l’Agenzia dell’Unione Europea sui cambiamenti climatici, che ha riferito un aumento di 2 gradi rispetto ai livelli preindustriali. È un campanello d’allarme che mette in discussione il nostro futuro climatico e richiede azioni tempestive e decisive.

L’analisi condotta dalla squadra guidata da Malcolm McCulloch dell’Università dell’Australia occidentale ha utilizzato le spugne, organismi marini tra i più antichi e semplici, come testimoni di questo cambiamento ambientale. Le spugne, con la loro particolare fisiologia, assorbono sostanze chimiche dall’acqua circostante per costruire la loro struttura scheletrica. Questo processo le rende sensibili agli effetti dei cambiamenti climatici, inclusi quelli causati dal riscaldamento globale.

Ceratoporella nicholsoni

La specie studiata, Ceratoporella nicholsoni, è stata individuata nei Caraibi orientali, una zona caratterizzata da una temperatura dell’acqua stabile negli strati superiori dell’Atlantico, rendendola ideale per monitorare gli effetti dei cambiamenti climatici. Queste spugne, simili ai coralli nella struttura scheletrica calcarea, crescono lentamente e possono vivere per centinaia di anni. Utilizzando il rapporto Sr/Ca per misurare variazioni di temperatura con una precisione straordinaria fino a 0,1 °C, gli studiosi sono stati in grado di risalire alle temperature dell’acqua fino a 300 anni fa, fino all’inizio del Settecento.

I risultati dello studio indicano che le temperature sono rimaste relativamente costanti nei periodi 1700-1790 e 1840-1860, con cali registrati durante le grandi eruzioni vulcaniche. Tuttavia, a partire dal 1860, le temperature hanno iniziato ad aumentare inesorabilmente. Questo suggerisce che la soglia preindustriale utilizzata come riferimento per le proiezioni future, basata sul periodo 1850-1900, potrebbe già essere influenzata da una fase di riscaldamento. Pertanto, McCulloch propone di spostare il livello di riferimento più indietro nel tempo, al periodo 1700-1860, indicando che il riscaldamento globale attuale è già di +1,7 gradi rispetto ai livelli preindustriali. La cruda realtà è che persino le spugne ci stanno dicendo che siamo in la situazione è critica.

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