Scoperte tracce di tessuti e vimini nel Lazio risalenti al Neolitico

"Gli oggetti provenienti da altre zone d'Europa indicano chiaramente che le società del Neolitico antico erano consapevoli delle risorse vegetali"
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Scoperti resti di materiale tessile, vimini e corde risalenti al Neolitico nel sito archeologico “La Marmotta“, ad Anguillara Sabazia, in provincia di Roma, nel Lazio. A documentare il ritrovamento sulla rivista “Antiquity” gli scienziati del Museo delle Civiltà di Roma, dell’Università di Pisa, dell’Università di Bari e dei Musei Civici di Como. Il team, guidato da Mario Mineo e Niccolò Mazzucco, ha esaminato le abitazioni lacustri in un insediamento dell’epoca neolitica presso il sito archeologico La Marmotta, a circa 30 chilometri a nord-ovest di Roma.

La scoperta sconvolgente

I ricercatori hanno identificato più di una dozzina di abitazioni e un enorme insieme di resti organici. Rinvenuto per la prima volta nel 1989, questo villaggio offre una visione senza precedenti delle società umane del Neolitico nel Lazio. Nel nuovo studio, gli scienziati riportano le testimonianze di tessuti, vimini e cordame, nonché degli strumenti utilizzati per fabbricarli. Questi materiali, sostengono gli autori, erano estremamente importanti nelle società preistoriche, ma allo stesso tempo sono piuttosto rari nella documentazione archeologica.

La difficoltà di reperire oggetti e manufatti costruiti con prodotti vegetali – scrivono gli scienziati – può portare gli archeologi a sottovalutare la sofisticazione tecnologica delle società del passato“. Gli oggetti rinvenuti nel sito laziale ampliano la conoscenza delle tecniche utilizzate dagli abitanti del villaggio. In particolare, gli studiosi hanno individuato canoe lunghe quasi 11 metri, strumenti specializzati per la produzione di tessuti e falci.

Il gruppo di ricerca ha documentato anche 28 frammenti di cordami, che potrebbero far parte di una collezione molto più ampia di oggetti usati dagli abitanti del sito. “Reperti come questi – sottolineano gli autori – evidenziano l’importanza di esaminare i siti archeologici nel loro insieme. Gli oggetti provenienti da altre zone d’Europa indicano chiaramente che le società del Neolitico antico erano consapevoli delle risorse vegetali a cui avevano accesso e avevano sviluppato tecniche precise per lavorarle“.

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