Sabato scorso il governo del Sud Sudan ha annunciato la chiusura delle scuole per un periodo indefinito a causa di un’ondata di caldo eccezionale, con temperature che hanno raggiunto i +45°C. Questa decisione, senza precedenti, presa in un Paese tropicale dell’Africa orientale notoriamente vulnerabile ai cambiamenti climatici, ha destato preoccupazione a livello locale e internazionale. Sebbene il caldo estremo sia una realtà comune, soprattutto durante la stagione secca di febbraio-marzo, di solito non supera i +40°C. Tuttavia, i Ministeri dell’Istruzione, della Salute e dell’Ambiente hanno emesso un comunicato avvertendo che le temperature previste oscilleranno tra i +41°C e i +45°C, con la prospettiva che questa condizione possa perdurare per almeno 2 settimane.
La dichiarazione ministeriale ha sottolineato gravi rischi per la popolazione, specialmente per i bambini, già vittime di casi di morte correlati al caldo eccessivo, sebbene non siano stati forniti dettagli specifici in merito. Si è quindi deciso di chiudere tutte le scuole a partire da lunedì, anche se la durata di questa misura rimane indefinita. I genitori sono stati sollecitati a evitare che i loro figli passino del tempo all’aperto e a prestare attenzione a segni di esaurimento da calore o colpo di calore.
Il Sud Sudan, uno dei Paesi più poveri al mondo, è già fortemente colpito dai cambiamenti climatici, con fenomeni sempre più estremi come siccità e precipitazioni che minacciano ulteriormente le già precarie condizioni di vita dei suoi abitanti. Secondo le Nazioni Unite, nel 2024 circa 9 milioni di persone, pari all’80% della popolazione stimata di 11 milioni, avranno bisogno di assistenza umanitaria. Questo è un quadro già complicato, reso ancora più difficile dalle violenze croniche e dall’instabilità economica che affliggono il Paese dall’indipendenza dal Sudan nel 2011.


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