Anna Maria Bonettini, biologa del parco dell’Adamello, parla dei rischi che derivano dallo scioglimento del ghiacciaio a causa delle temperature elevate, tra cui la radioattività. Parlando con LaPresse, Bonettini mette in evidenza come, via via che il ghiacciaio dell’Adamello si fonde, emergano strati di ghiaccio che ‘raccolgono’ al suo interno le particelle di quanto circolava in atmosfera negli anni passati. Tanto che nelle pozzanghere d’acqua che si formano in seguito alla fusione – rileva Bonettini – si trova “la presenza di radioattività e di ecosistemi viventi”: con questa velocità di fusione del ghiacciaio, la superficie è relativamente vicina agli strati che “contengono isotopi risalenti al disastro nucleare di Chernobyl“.
“Questo significa che di fatto la fusione continua della massa glaciale fa sì che ci sarà un momento, che non sarà tra tantissimo, in cui emergerà in superficie questo strato di ghiaccio che si libererà con l’acqua – osserva Bonettini -. La consapevolezza del fatto che il ghiacciaio dell’Adamello, come gli altri ghiacciai, si sta estinguendo ha spinto il parco dell’Adamello a voler fare una corsa contro il tempo”. Cioè a “eseguire dei campionamenti sulla superficie del ghiacciaio, in corrispondenza soprattutto di quelle che si chiamano coppette crioconitiche, che altro non sono che delle minuscole pozzanghere” sullo strato più esterno, spiega l’esperta.
Queste pozzanghere “conservano al loro interno un piccolo substrato, dei piccoli ecosistemi acquatici con tante forme viventi; ed è molto importante, prima che si estinguano, identificarle e capire quali sono le reti ecologiche. Un altro aspetto importantissimo è che queste coppette crioconitiche hanno un livello di radioattività di ordine di grandezza superiori alla restante superficie glacializzata“, conclude Bonettini.



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