“Il vero mix energetico dopo il 2030 deve vedere altre valutazioni a partire dal nucleare. Cito il geotermico e l’idrogeno, anche. Noi stiamo andando avanti per creare un mosaico di modelli di produzioni e riferimenti che ci permettano di avere sicurezza su quantità e prezzo, alternando varie fonti. Ma dopo il 2030 nucleare è fondamentale“: è quanto ha affermato il Ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetico Gilberto Pichetto in occasione della quarta edizione del talk “Fonti alternative e climate change” di RCS Academy. “Teniamo presente che per le stime degli esperti e di autorevoli istituti universitari, la crescita della domanda di energia elettrica ci porterebbe al 2050 alla necessità di avere 700 gigawatt/ora: oggi siamo a 310. Quindi deve raddoppiare la domanda di consumo oggi non siamo 310 di produzione perché la importiamo, dall’estero compresa una quota dalla Francia che la produce col nucleare,” ha proseguito il Ministro.
“Come governo al momento siamo impegnati sul fronte della ricerca e della sperimentazione, che vede coinvolta anche Enea, sia sul fronte della fusione sia con altri fronti di ricerca come i piccoli reattori“, ha aggiunto Pichetto, dicendosi convinto che per il prossimo decennio, dal 2030, “i piccoli reattori saranno pronti“. Certo, ha ammesso, “tutto questo deve avere un quadro giuridico completo“, ma “le nostre imprese stanno già lavorando con miliardi di commesse sul fronte del nucleare francese, dagli Stati Uniti, con le sperimentazioni in Romania sugli small reactor“. “È il nuovo fronte e sono convinto che nel prossimo decennio per avere continuità di energia dovremmo puntare sul sistema modulare del nucleare, non con le grandi centrali ma con una somma di piccoli reattori“.


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