Lo scorso 22 febbraio, una tragedia aveva scosso Castiglione Torinese: Andrea Vincenzi, 12enne calciatore del Gassino-San Raffaele, è morto a causa di una insufficienza respiratoria. Il ragazzo era stato dimesso tre volte in 48 ore dal pronto soccorso dell’ospedale di Chivasso per una sospetta polmonite ed era poi morto dopo un ricovero d’urgenza al Regina Margherita di Torino. In questi giorni, sono stati resi noti gli esiti della consulenza tecnica chiesta dalla Procura di Ivrea al Dottor Alessandro Marchesi sulla morte di Andrea: secondo la perizia, è stata una pertosse – e non una polmonite, come ipotizzato inizialmente – a causare l’insufficienza respiratoria fatale.
Nella relazione, l’esperto incaricato dalla Procura suggerisce un’ulteriore perizia a cura di un pediatra per valutare l’adeguatezza delle cure prestate dalle equipe mediche dell’ospedale di Chivasso che hanno visitato il giovane. Il fascicolo, per il momento, è ancora a carico di ignoti.
La pertosse è una malattia che può portare alla morte se non correttamente diagnosticata e curata, in quanto è responsabile di gravi polmoniti. Come aveva stabilito in precedenza l’autopsia, Andrea è stato vittima di un grave versamento pleurico causato da un’infezione da polmonite che lo ha portato a una insufficienza respiratoria gravissima.
I tre accessi al pronto soccorso
Secondo quanto stabilito finora dall’inchiesta per omicidio colposo, nei tre accessi in pronto soccorso, avvenuti tra il 19 e il 21 febbraio, i medici avevano capito che il dodicenne aveva una polmonite ma lo avevano rimandato a casa con una cura antibiotica, ritenendo il caso non grave. “Fin dal primo accesso nella notte del 19 febbraio è stata prescritta terapia antibiotica appropriata rispetto al microrganismo interessato”, aveva riferito nei mesi scorsi l’Asl To4. “Nella mattinata del 19 febbraio e nella giornata del 21 febbraio sono stati eseguiti esami ematochimici e strumentali relativi alla situazione clinica. Il 21 febbraio, gli esami e le condizioni cliniche stabili hanno consentito la dimissione a domicilio con una terapia appropriata”.
In realtà, come ha fatto emergere l’esame medico legale, la situazione era così grave da aver portato un polmone a pesare solo 100 grammi. Una condizione che ha portato il minore a una grave insufficienza respiratoria e alla morte.


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