Il 29 luglio 1900 il re Umberto I viene assassinato a Monza dall’anarchico Gaetano Bresci. Umberto I, figlio di Vittorio Emanuele II e Maria Adelaide d’Austria, regina del Regno di Sardegna, aveva ereditato il trono del neonato Regno d’Italia nel 1878.
Durante il suo regno, Umberto I adottò una politica conservatrice e repressiva che lo rese una figura controversa. Il suo governo fu segnato dal massacro di Milano del 1898, in cui il generale Fiorenzo Bava Beccaris represse brutalmente le proteste popolari contro l’aumento del prezzo del pane. L’uso dell’artiglieria contro i civili causò centinaia di morti e feriti, suscitando indignazione nazionale e internazionale. In segno di approvazione, Umberto decorò Bava Beccaris con la Gran Croce dell’Ordine Militare di Savoia, gesto che esacerbò ulteriormente l’odio verso la monarchia.
Gaetano Bresci, un anarchico italiano emigrato negli Stati Uniti, decise di vendicare le vittime di Milano. Tornato in Italia, il 29 luglio 1900, approfittò di una manifestazione pubblica a Monza per avvicinarsi al re e sparargli tre colpi di pistola, uccidendolo sul colpo.


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