Il 4 luglio 2024, l’Unione Europea ha annunciato l’introduzione di dazi compresi tra il 17,4% e il 37,6% sulle importazioni di veicoli elettrici (EV) provenienti dalla Cina. Questa decisione, che avrà un impatto significativo sul mercato automobilistico globale, mira a contrastare quelle che la Commissione Europea considera pratiche di sussidio ingiuste da parte del governo cinese. Questo articolo esplorerà le ragioni dietro questa mossa, le implicazioni per il mercato europeo e globale, e le risposte sia da parte dell’UE che della Cina.
I nuovi dazi sui veicoli cinesi
I dazi, che entreranno in vigore immediatamente, variano tra diversi produttori cinesi. I tre produttori principali inclusi nel campione sono:
- BYD: 17,4%
- Geely: 19,9%
- SAIC: 37,6%
Altri produttori che hanno collaborato all’indagine saranno soggetti a un dazio del 20,8%, mentre per le società che non hanno collaborato il dazio sarà del 37,6%. Questi dazi provvisori dovranno essere confermati entro fine ottobre 2024 e, se approvati, saranno applicati per un periodo di cinque anni.
Perché l’UE ha imposto i dazi?
La Commissione Europea ha avviato l’indagine anti-sussidi sui veicoli elettrici cinesi il 4 ottobre 2023, concludendo provvisoriamente che l’intera catena del valore dei veicoli elettrici in Cina beneficia di sussidi statali. Questo afflusso di veicoli cinesi sovvenzionati a prezzi artificialmente bassi rappresenta una minaccia imminente per l’industria automobilistica europea. Bruxelles stima che, senza interventi, questa situazione potrebbe frenare lo sviluppo dell’industria europea, con potenziali perdite di 2,5 milioni di posti di lavoro diretti e 10,3 milioni indiretti.
L’introduzione dei dazi arriva in un momento cruciale per il mercato automobilistico europeo, che sta attraversando una transizione dai veicoli a combustione interna a quelli elettrici. La quota di mercato dei produttori europei è diminuita dal 68,9% nel 2020 al 59,9% nel periodo compreso tra ottobre 2022 e settembre 2023. Al contempo, la quota di mercato dei veicoli elettrici cinesi è aumentata dal 3,9% al 25%. Questa crescente presenza cinese potrebbe ulteriormente minacciare l’industria europea se non si adottano misure correttive.
La Commissione Europea ha sottolineato che i dazi non sono un obiettivo in sé, ma un mezzo per correggere una situazione considerata ingiusta. Bruxelles ha avviato colloqui con le autorità cinesi per trovare una soluzione concordata. Un portavoce della Commissione ha dichiarato: “I dazi non sono un obiettivo in sé, sono un mezzo per correggere una situazione ingiusta, vogliamo arrivare ad una soluzione: vogliamo il dialogo con le nostre controparti cinesi e questo dialogo sta avendo luogo”.
Il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, ha espresso la necessità di trovare una soluzione negoziale all’interno del WTO (Organizzazione Mondiale del Commercio). Urso ha dichiarato: “Auspico che si trovi una soluzione negoziale perché i dazi sono solo uno strumento ma la soluzione è cosa diversa. Noi siamo per un mercato libero ma equo”.


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