Il trattamento del tumore al pancreas, noto per la sua aggressività e difficoltà di gestione, ha compiuto un significativo passo avanti grazie a uno studio innovativo pubblicato su Jama Surgery. La ricerca, coordinata dal professor Alessandro Cucchetti dell’Università di Bologna e parte del team di Chirurgia generale di Forlì guidato dal professor Giorgio Ercolani, ha aperto nuove prospettive per la personalizzazione della terapia di questa patologia.
Curare il tumore al pancreas
La chirurgia rimane una delle poche opzioni curative per il tumore al pancreas, ma non sempre è efficace. Circa il 25% dei pazienti affetti da adenocarcinoma pancreatico viene diagnosticato in uno stadio anatomicamente resecabile. Tuttavia, come sottolinea Ercolani, “anche se tecnicamente operabile, occorre considerare l’aggressività biologica del tumore.” In alcuni casi, operare immediatamente può risultare controproducente, soprattutto se il tumore presenta già micrometastasi, rischiando di rendere l’intervento chirurgico inutile.
Grazie all’analisi di 1426 casi di resezione pancreatica, il team di ricerca ha sviluppato un metodo per identificare i pazienti a basso rischio di chirurgia futile. Cucchetti spiega: “Abbiamo identificato una combinazione semplice di caratteristiche tumorali e cliniche in grado di identificare i pazienti a basso rischio di chirurgia futile. Questi pazienti rappresentano i candidati ideali alla cosiddetta chirurgia upfront, ossia subito dopo la diagnosi.” Questa nuova combinazione, denominata “Metropancreas,” consente di individuare anche i pazienti con tumori biologicamente aggressivi, per i quali le linee guida suggeriscono la chemioterapia neoadiuvante.
La chemioterapia neoadiuvante ha un duplice obiettivo: trattare eventuali micrometastasi e ridurre le dimensioni del tumore prima della chirurgia, minimizzando così il rischio di interventi chirurgici inutili. Questo approccio non solo migliora l’efficacia del trattamento, ma può anche prolungare la sopravvivenza dei pazienti, rappresentando un passo importante verso una terapia sempre più personalizzata e mirata.
La collaborazione tra vari centri italiani, tra cui il San Raffaele di Milano, Verona, Bologna e Torino, e l’Istituto Tumori di Milano, è stata fondamentale per il successo di questo studio. In particolare, il contributo di Vincenzo Mazzaferro è stato essenziale nella ricerca sulle condizioni cliniche che determinano l’efficacia della chirurgia.


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