Il riscaldamento globale alimenta El Niño: entro il 2050 eventi estremi raddoppiati?

Durante l'inverno tra il 1997 e il 1998, El Niño ha portato piogge record in California, causando frane devastanti che hanno provocato la morte di oltre una dozzina di persone

La Terra potrebbe affrontare eventi di El Niño sempre più estremi e frequenti entro il 2050, qualora le emissioni di gas serra continuino ad aumentare senza controllo. Questo è quanto emerge da uno studio condotto dall’Università del Colorado Boulder, recentemente pubblicato sulla rivista scientifica Nature. Lo studio evidenzia come l’attuale ciclo di El Niño, in corso dalla metà del 2023 e previsto fino a metà 2024, abbia già portato a temperature globali record per dodici mesi consecutivi.

El Niño

Considerato uno degli eventi di El Niño più intensi mai registrati, è stato il principale artefice di ondate di caldo, inondazioni e siccità senza precedenti in varie parti del mondo. “È piuttosto spaventoso che il 2050 non sia molto lontano“, ha dichiarato Pedro DiNezio, professore associato del Dipartimento di Scienze atmosferiche e oceaniche e coautore dello studio. “Se questi eventi estremi diventeranno più frequenti, la società potrebbe non avere abbastanza tempo per recuperare, ricostruire e adattarsi prima che il prossimo El Niño colpisca. Le conseguenze sarebbero devastanti“, ha proseguito DiNezio.

El Niño si verifica quando le temperature dell’acqua lungo l’equatore del Pacifico aumentano di almeno 0,9 gradi Fahrenheit sopra la media per un periodo prolungato, alterando i modelli di vento e le correnti oceaniche e scatenando anomalie climatiche globali, come ondate di calore, inondazioni e siccità. Quando la temperatura dell’acqua aumenta di 3,6 gradi Fahrenheit rispetto alla media, gli scienziati classificano l’evento come un El Niño estremo. La National Oceanic and Atmospheric Administration (NOAA) ha registrato quattro eventi estremi di El Niño a partire dagli anni ’50, con impatti sempre più gravi a livello globale.

Durante l’inverno tra il 1997 e il 1998, El Niño ha portato piogge record in California, causando frane devastanti che hanno provocato la morte di oltre una dozzina di persone. Nello stesso periodo, il pianeta ha perso circa il 15% delle sue barriere coralline a causa del riscaldamento prolungato delle acque. “Lo scorso inverno El Niño ha quasi raggiunto una magnitudo estrema“, ha affermato DiNezio. “Gli eventi di El Niño sono difficili da simulare e prevedere perché ci sono molti fattori che li determinano“, ha spiegato. “Questo ha ostacolato la nostra capacità di produrre previsioni accurate e di aiutare la società a prepararsi e a ridurre i danni potenziali“, ha proseguito.

I cambiamenti climatici influenzano El Niño

Ricerche precedenti suggeriscono che i cambiamenti climatici stanno aumentando la frequenza e l’intensità degli eventi meteorologici estremi, potenzialmente legati anche a variazioni nei modelli di El Niño. Tuttavia, la scarsità di dati storici ha finora impedito agli scienziati di confermare se e come il riscaldamento globale stia rafforzando El Niño. Per indagare ulteriormente, il team di DiNezio ha simulato gli eventi di El Niño degli ultimi 21.000 anni, dal picco dell’ultima era glaciale, utilizzando un avanzato modello climatico. I risultati hanno mostrato che, durante l’era glaciale, quando la Terra era più fredda, gli eventi estremi di El Niño erano rari. Con il riscaldamento del pianeta dalla fine dell’era glaciale, la frequenza e l’intensità di El Niño sono aumentate.

Il team ha poi verificato i risultati del modello confrontandoli con dati ricavati da gusci fossili di foraminiferi, piccoli organismi marini presenti negli oceani da milioni di anni. Analizzando i composti di ossigeno conservati in questi fossili, i ricercatori sono stati in grado di ricostruire le variazioni della temperatura oceanica del passato. I dati storici si sono allineati con le simulazioni del modello. “Siamo i primi a mostrare un modello in grado di simulare realisticamente gli eventi di El Niño del passato, aumentando così la nostra fiducia nelle previsioni future“, ha dichiarato DiNezio. Tuttavia, ha aggiunto, “purtroppo, non ci ha portato buone notizie“.

Il modello

Il modello prevede che, se le emissioni di gas serra continueranno al ritmo attuale, entro il 2050 un evento su due di El Niño potrebbe essere estremo. DiNezio ha inoltre spiegato che l’aumento delle temperature dell’Oceano Pacifico orientale è legato a un meccanismo noto come retroazione di Bjerknes: quando le acque si riscaldano, i venti che normalmente soffiano da est a ovest sul Pacifico si indeboliscono, permettendo all’acqua calda di fluire verso est. Questo rafforzamento dei venti porta a un feedback che aumenta l’intensità degli eventi di El Niño. Con il riscaldamento globale, questo ciclo rischia di diventare sempre più potente.

Alla luce di queste previsioni, DiNezio ha esortato la società a concentrarsi sull’adozione di misure preventive per ridurre l’impatto dei futuri eventi estremi di El Niño. “Ora sappiamo come si verificano questi eventi estremi e dobbiamo solo avere la volontà di ridurre la nostra dipendenza dai combustibili fossili“, ha affermato. Gli scienziati hanno inoltre sottolineato che “i nostri risultati evidenziano l’urgente necessità di limitare il riscaldamento globale a 1,5 gradi Celsius per evitare impatti climatici catastrofici“.