Negli ultimi sei mesi, l’Iran ha registrato un impressionante aumento delle sue importazioni di oro, che sono passate a circa 43 tonnellate, per un valore di 2,5 miliardi di dollari. Questo dato, riferito dal capo delle dogane iraniane, Mohammad Rezvanifar, evidenzia un incremento di sei volte rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso, quando erano state importate solo 7,3 tonnellate per un valore di 466 milioni di dollari. Rezvanifar ha inoltre specificato che la maggior parte di questo oro è stato sdoganato attraverso l’aeroporto internazionale Imam Khomeini di Teheran, mentre una piccola parte è stata gestita da uffici doganali situati in altre località del paese.
Nello stesso intervallo temporale dell’anno precedente, sono state importate “7,3 tonnellate di lingotti d’oro, per un valore di 466 milioni di dollari“. Quest’anno, il funzionario ha sottolineato che “il 96,8% dei lingotti d’oro importati è stato importato e sdoganato attraverso la dogana dell’aeroporto Imam Khomeini“.
L’Iran ha cambiato strategia per quanto riguarda le normative sui cambi in risposta alle sanzioni internazionali. Gli esportatori, in particolare quelli attivi nei settori petrolchimico, siderurgico e petrolifero — tutti settori cruciali per le esportazioni non petrolifere del paese — sono stati autorizzati a importare oro come alternativa al rimpatrio dei guadagni in valuta estera.
La storicità dell’uso dell’oro da parte dell’Iran nelle transazioni internazionali risale a lungo tempo fa, spesso impiegato come strumento per aggirare le restrizioni sui flussi valutari. A febbraio, un gruppo di hacker ha rivelato documenti di Tondar Sahra, una società legata alla tecnologia dei droni e presumibilmente connessa all’esercito della Repubblica islamica. I documenti rubati hanno rivelato che la Russia ha versato all’Iran circa 1,75 miliardi di dollari in un accordo per i droni Shahed-136, parte del quale è stata pagata con diverse tonnellate di lingotti d’oro.
Inoltre, i file trapelati descrivono la creazione di una linea di produzione in Russia per i droni, stabilita dalla Zona Economica Speciale di Alabuga, un ente statale russo. Questo accordo permetterà alla Russia di produrre droni Shahed a livello nazionale, riducendo così i costi e la dipendenza dalle importazioni dall’Iran. Un documento emerso mostra che “una società affiliata alle forze armate della Repubblica islamica ha condotto le sue transazioni di droni con la Russia utilizzando l’oro invece della valuta“.
Questi sviluppi pongono interrogativi sull’efficacia delle sanzioni internazionali e sull’adattamento dell’Iran alle nuove sfide economiche.


Vuoi ricevere le notifiche sulle nostre notizie più importanti?